Ott'anni dopo, nel 1808, presso la casa di D. Giuseppe [pg!259] Valguarnera e Gentile Peveri, Marchese di S. Lucia, allato della piazza di S. Caterina, veniva demolito l'antico teatro dei Travaglini e ricostruito nella forma dell'attuale Bellini, allora, dal nome della regina, Carolino. Una parte della casa del Marchese aggregavasi al nuovo teatro, con diritto al proprietario di entrata e di libero accesso dallo interno della propria abitazione; diritto passato più tardi a D. Teresa Fasone, detta di S. Isidoro, rimasta celebre fino ad oggi, anche per una certa avventura galante avuta con Ferdinando III[343].
In quella casa trapiantavasi da ultimo, e prospera ancora, l'antica Grande Conversazione. [pg!260]
[Capitolo XVII.]
OSPITALITÀ E GENTILEZZA. BALLI E DUELLI.
Una frase del Conte De Borch dianzi riferita suona lode della ospitalità palermitana, virtù per la quale potè il Barone di Riedesel affermare che gli uomini «amano ricevere gli stranieri, e questi passan con quelli piacevolmente il tempo»[344]. Quella frase dobbiamo raccoglierla per avvalorarla con testimonianze autorevoli. Facciamo parlare gli stranieri, i quali ne fecero esperimento.
Il dovere di ospitalità era (e con lieto animo possiamo dire è) profondamente sentito da ogni siciliano, fosse anche il meno colto. Questo i viaggiatori decantavano a coro, e c'impongono di confessarlo anche noi. Dei tanti che visitarono l'Isola, pochi furono quelli che non ebbero occasione di accorgersi e di provare questa qualità, che agli stranieri riusciva provvidenziale. In Palermo si spingeva fino alla delicatezza. Il vecchio Genio della Città, cui la recente creazione dello scultore Marabitti faceva nella Villa Giulia pompeggiare con un'aquila ed un cane dappiè, simboleggia la [pg!261] naturale tendenza del palermitano a nudrire lo straniero pur divorando sè stesso. Questo Genio è ormai noto al lettore. I Palermitani, non benevoli verso i loro concittadini, apron le braccia al primo che venga da fuori. Nel commercio stesso, la bottega d'un nazionale (come si diceva il siciliano) era meno simpatica di quella d'un forestiere; e le botteghe dei Lombardi aveano un concorso che altre non sognavano.
Nel 1787 l'Ab. Delaporte diceva: «La Sicilia offre ai viaggiatori vantaggi veramente preziosi e quasi sconosciuti nei paesi nei quali si crede supplire col danaro a molte virtù: è l'ospitalità generosa di tutti gli abitanti, avanzo venerando di costumanze antiche, che formava un legame invidiabile e sacro tra uomini di nazioni diverse. Io ne feci più volte lieta esperienza. Provvisto di semplici lettere di raccomandazione ricevute a Messina, io trovai amici dappertutto, accolto, festeggiato con ogni maniera di servigi e sempre con una gentilezza, con una cordialità che mi ha colmato di riconoscenza, e addolcito le fatiche del viaggio»[345].
Così pure un altro Abate, R. de Saint-Non: «Poche sono in Europa le città nelle quali il tono generale sia più amabile, più onesto, e la Nobiltà abbia tanta politesse, tanta naturale affabilità, quanta in Palermo; al che concorre specialmente il club» dianzi citato[346].
Così il Dr. Hager: «L'indole del siciliano non è meno orgogliosa che superba o sostenuta; ma i forestieri, come in una campagna che sia poco frequentata, [pg!262] vi son ricevuti con ispecial dimestichezza ed ospitalità. Si è lieti quando si vede arrivare qualcuno da lontane contrade: ogni forestiere è veramente il benvenuto»[347].
«Un forestiere che si regoli bene, non ha bisogno di commendatizie: è subito accolto nelle migliori società. Nelle passeggiate pubbliche le signore più aristocratiche gli rivolgono la parola, come pur fanno a teatro se esse si accorgono che egli cerchi far la loro conoscenza; gli domandano del suo paese, non dell'esser suo. Eccellenza è il titolo che gli danno. Soventi volte, tanto nelle passeggiate, quanto a teatro, io non ebbi a durar fatica per conoscere le primarie famiglie. Invitato ai loro circoli, ho avuto le prove d'una ospitalità amichevole, che si cercherebbe invano in altre grandi città anche per via di lettere di raccomandazione». Proseguendo, Bartels aggiunge: «Anche oggi, standomene a contemplare in un palco la leggiadra bellezza della Principessa X, ho avuto il piacere di veder cominciare da lei la conversazione, finita con un suo invito al ricevimento di domani. In quali luoghi si va tanto incontro al forestiere? Ma in quali altri luoghi si acquista tanta celebrità ricevendo dei forestieri nella propria casa quanto a Palermo?»[348].