Facendo una visita a persone ragguardevoli, voi siete, secondo l'etichetta, condotti per una lunga fila di stanze, probabilmente fino ad un'ultima, in fondo, piccola ma bella, che è forse quella da letto, ove, se indisposta, la dama riceve. In inverno vi viene offerto caffè; in estate, acqua diaccia.
Finita la visita, il padrone di casa attraversa con voi le stanze e vi accompagna, pronto a farvi un inchino. Importa che voi conosciate tutto il cerimoniale del momento per non venir meno a' doveri che v'incombono. Voi, p. e., cominciate ad inchinarvi pregando il Signore che non si dia pena (by no means); ed egli vi risponde che non fa se non lo stretto suo dovere. Voi vi provate [pg!265] di nuovo ad impedire tanto disagio, ma egli vi prega di non privare il più umile dei vostri servitori di tanto onore e piacere.... Se vi capita di lodare le sue belle sale, vi dichiara che esse sono a vostra disposizione, e che tutto è merito delle vostre lodi. Vi mostrate disposto ad esprimere la vostra obbligazione agli amici che vi presentarono a Sua Eccellenza? Ebbene: Sua Eccellenza vi assicura che la obbligazione è proprio sua, e che gli amici lo giudicavano discretamente prevedendo il piacer suo nel ricevere un forestiere di meriti così singolari, che — voi rispondete — «sono bontà sua».
Il resto si passa come si può, con ripetute insistenze per impedire altro disturbo, e con le migliori espressioni di rincrescimento da parte di lui per la occasione che gli si toglie di mostrare altrimenti la propria stima: frase, questa, che, pronunziata a capo della scala, v'impone le maniere più cortesi e gentili e le parole più rispondenti alla vostra riconoscenza. Così inchinandovi e indietreggiando sempre, potete andar soddisfatto di avere alla meglio compiuta la visita. Un'ora dopo, riceverete una carta o una visita nell'albergo o nell'abitazione da voi scelta.
Grande è lo stupore che un inglese prova nel sentirsi rispondere, quando loda alcun che, case, cavalli, carrozze, che tutto è a disposizione di lui. Un inglese vede in questo un complimento che basta esso solo a dimostrare la differenza tra Siciliani ed Inglesi[353]; ma un italiano, il Rezzonico, prima di lui, vi avea riconosciuto [pg!266] ben altro, e ne avea preso argomento delle seguenti parole, lusinghiere per ogni isolano, ma più ancora per la Nobiltà:
«L'urbanità, lo spirito, la bellezza delle dame di Palermo, l'affabilissimo carattere de' cavalieri, ed i loro gentilissimi modi co' viaggiatori sono invisibili catene che gli ritengono dolcemente in una città tranquilla e piena d'ozio beato, che dopo il tumulto di Napoli riesce aggradevole e deliziosa, per quell'equabile tenor di vita e quella soave dimenticanza d'ogni cura e d'ogni fastidio che gli uomini talvolta cercano indarno nelle torbide ed inquiete capitali del continente»[354].
Poichè nei ritrovi c'incontriamo sempre con donne, qualche altra notizia di esse non dovrebbe tornare superflua. Ma dove cercarla se i nostri scrittori, meno il Villabianca, non ne hanno alcuna? Peraltro, o essi la danno buona, e allora son sospetti di piacenteria; o la danno cattiva, e allora fanno nascere il dubbio di malanimo personale: e poi, v'è sempre quell'ingrata figura del Palermo con quel brutto serpente!...
Facciam capo dunque ai forestieri. Hager, che si trattenne a lungo e volentieri nei salotti eleganti e nei circoli di compagnia, ce ne dice più di tutti.
«Il pianoforte, mobile di quasi tutta l'Europa, è anche qui abituale dappertutto. Per mezzo di questo magnifico strumento ho imparato in Palermo, accanto a dive siciliane, arie appassionate di Cimarosa e di Fioravanti, e duetti di Andreozzi e di Tritto. L'amore si unisce inosservato col canto; l'armonia del suono porta [pg!267] quella dei sentimenti, e non si può immaginar nulla di divino più che un momento così celestiale.
«Col pianoforte, pel quale si hanno in Palermo eccellenti sonatori e compositori, va anche la chitarra, come nelle case della Spagna. Di questa le ragazze si servono per accompagnare, con la delicatezza che è propria di siffatto strumento, brevi canzonette popolari siciliane, il cui contenuto scherzevolmente amoroso non cede in acutezza ed in arguzia al tedesco. Pure la melodia è diversa, non solo dalla nostra, ma anche da quella italiana, perchè suona proprio secondo il gusto asiatico, nel modo che l'arte chiama moll minore, nè più nè meno che io la udii sulle rive del Bosforo. Essa fu importata dagli Arabi o dagli Aragonesi, che ancora più lungamente tennero il dominio della Sicilia»[355].
E parlando delle donne palermitane: