Spargendo a larghe mani favori e beneficî, operando per via d'imposture e per fortuna di caso guarigioni, parve dove angelo di beneficenza, dove iniziatore d'una religione rinnovatrice dei corpi e delle anime, dove un intermedio all'uomo ed a Dio. In mezza Europa, ignoranti e dotti, plebei e nobili, popoli e principi se ne contendevano la vista, la parola, il tocco, l'amicizia, l'opera; ma andando però o fermandosi successivamente in Lisbona, Cadice, Malta, Pietroburgo, La Aia, Bruxelles, Venezia, Varsavia, Francoforte, Strasburgo, Napoli, Bordeaux, Passy, Basilea, Brienne, Aix, Torino, Roveredo, Trento, lasciava [pg!338] dietro di sè come una striscia di imbrogli, di cabale, d'inganni, di furti. Non solo l'indole irrequieta ed avventuriera lo spingevano di città in città; ma anche le conseguenze delle sue perfide arti di tutto falsificare, spillando, rullando a man salva somme talvolta favolose. E diciamo a man salva, perchè arrestato una ventina di volte, ebbe sempre la singolare abilità di salvarsi, ora corrompendo carcerieri, ora giurando il falso, come quando, imputato d'aver preso parte all'inganno d'una collana di brillanti fatto alla Regina Maria Antonietta, e chiuso nella Bastiglia, veniva dal Parlamento per mancanza di prove liberato; fatto del quale son piene le gazzette del tempo e libri usciti sotto i nostri occhi[352].
Sembra di assistere a scene fantastiche, e si è invece a fronte della più ributtante realtà: e si chiede stupefatti come mai tanto potesse avvenire con le restrizioni dei governi e sotto gli occhi di Argo delle diverse polizie d'allora.
Gli è che ovunque egli andasse l'opera sua veniva sempre diversamente giudicata dai diversi personaggi e ceti, quali sbalorditi alle sue inesplicabili guarigioni, quali incerti se in quella figura dozzinale albergasse un genio incompreso o lo spirito d'un basso ciurmadore, se un taumaturgo sommo o un cabalista volgare, un pensatore profondo o uno scaltrito improvvisatore di favole, se un grande riformatore del secolo [pg!339] o un essere esaltato dei successi fortuiti della sua vita vagabonda.
Quando all'aprile del 1787 il Goethe metteva piede in Palermo era fresca la Lettera al popolo francese del Cagliostro (Londra, 20 giugno 1786): e faceva il giro d'Europa la polemica tra questo e Monsieur Morand, che nel Corriere d'Europa strappava la maschera al sedicente Conte. E però una delle prime cose che fece fu la ricerca dei parenti dell'audace impostore. Quella ricerca fu la prima seriamente e spassionatamente condotta.
La buona e dolce madre di Giuseppe Balsamo con la figliuola Giovanna, vedove entrambe, avevano abbandonata la via della Perciata e si erano ritirate in via Terra delle Mosche vicino il Cassaro[353]. Quivi accompagnato da uno scritturale di un valente avvocato, le trovò Goethe, modeste, ignare della sorte dell'amato congiunto, impazienti di notizie di lui, che per sentita dire sapevan già divenuto un gran personaggio, segno a gravi persecuzioni ed a culto presso che divino: e la Giovanna, nelle sue grandi miserie, si rammaricava che Giuseppe, nel mar di ricchezze nel quale nuotava, si fosse dimenticato delle 14 onze da lei prestategli nell'ultima sua venuta a Palermo[354].
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Avea ragione!
Cagliostro avea truffato centinaia di migliaia di scudi, senza mandarne uno alla santa vecchiarella della madre, alla sventurata sorella creditrice, che intristiva nella inopia con tre poveri figliuoli ed una disgraziata malaticcia che per carità teneva in casa.
Meno di tre anni dopo, il matricolato furfante, il Casanova della Sicilia, tentato dalla Lorenza, desiderosa di ritiro e di pace, rientrava in Roma. Fosse in lei stanchezza o paura, fosse debolezza o, come parrebbe, perfidia[355], egli veniva arrestato e condotto nelle carceri del S. Uffizio al Castello S. Angelo. Molti conti avea da aggiustare col famoso Tribunale specialmente in materia di fede e di logge massoniche, ed il Tribunale, dopo un lungo processo, glieli fece pagare tutti fino all'ultimo.
Il processo fu reso di pubblica ragione a Roma, nella stamperia della Rev. Camera Apostolica, e tosto, a soddisfazione dei curiosi timorati, riprodotto in Palermo[356]. La Conversazione istruttiva ne dispensò per un buon mese ai suoi lettori.