Le lezioni duravano due ore la mattina, due ore dopo desinare. Un solo mese le vacanze, dal 4 ottobre al 4 novembre; vacanze settimanali, il mercoledì e tutte le feste di chiesa. Questo volevano le istruzioni di Mons. Airoldi, che sulle fraterie aveva la giurisdizione.

Secondo la diligenza ed il merito, i gradi e gli onori tra gli scolari. [pg!426]

Severamente proibiti i regali dei parenti ai maestri: vietato ai maestri il riceverne alcuno, chè menomata ne sarebbe potuta uscire la libertà loro con parzialità verso gli alunni. Nessuna lezione doveasi incominciare senza la invocazione del divino aiuto; nessuna finire senza un ringraziamento a Dio[429].

Dieci anni dopo (1788) venivano introdotte in Palermo per opera di G. A. De Cosmi, ch'era andato a studiarle a Napoli presso i Celestini di Germania, le scuole normali. Le prime tre ebbero posto ai Crociferi, al Palazzo reale ed alla parrocchia di S. Antonio. Dicevasi la nuova istituzione di non esser proprio la tedesca; il De Cosmi avervi apportate tali modificazioni da mutarne lo stampo originale, anzi averne senz'altro snaturato lo scopo, ch'era quello di dirozzare ed istruire il popolo. Malgrado queste ed altrettanti dicerie, le scuole vennero prese d'assalto. Nei soli Crociferi si contarono fino a cento e più alunni. Quaranta frati siciliani, che col De Cosmi erano andati ad istruirsi nel nuovo metodo a Napoli, furono tutti collocati nell'Isola, paghi del modico loro salario: e De Cosmi ne tenne la Direzione generale in Palermo, così come la Deputazione superiore teneva quella dell'insegnamento alto: due direzioni indipendenti l'una dall'altra, dipendenti solo dal Governo[430]. Il solito leggere, scrivere, far di conto e l'indispensabile catechismo ne era la base. Il latino, ritenuto allora indispensabile a qualunque [pg!427] studente, e che per una assurdità non altrimenti s'insegnava che in lingua latina, era bandito; ma, sicuro del fatto suo, il De Cosmi volle fare esperimento del metodo anche con esso. Sorprendenti ne parvero i risultati, perchè in un solo anno poterono gli scolari spiegare le Favole di Fedro e le Vite di Cornelio e darne le ragioni grammaticali.

Si comprendono perciò i diversi pareri del momento intorno alle scuole normali, prese dove con sincero favore, dove con manifesta antipatia. I partigiani del vecchio, le videro come una ridicola novità, buone solo a gettar polvere agli occhi e fare spender denaro. Tra questi fu il Villabianca, che avendone voluto visitare una, quella del p. Caravecchia ai Crociferi, trovò i ragazzi a far la birba (23 sett. 1789); e non ci fu verso che si volesse ricredere, neanche dopo una visita che andò a fargli in casa il De Cosmi (1800)[431].

D'altro lato gl'insegnanti privati videro per esse disertate le loro scolette: e doveva esser così se contro le loro a pagamento, le normali eran gratuite. La scuola d'un certo sac. Quattrocchi è l'esempio degli immediati effetti economici della nuova istituzione.

I Baroni, obbligati dal Governo ad istituirne a proprie spese nelle loro terre vassalle, fecero una opposizione così gagliarda, che il Re ne mosse loro, a mezzo del Vicerè, acerbo rimprovero.

Ci si consenta di tornare un poco indietro per osservare che la soppressione dei Gesuiti aiutò lo sviluppo [pg!428] dello insegnamento privato. Tra le scuole più note d'allora ce n'era una nel quartiere di Ballarò. Nel giorno che inaugurossi la nuova Biblioteca senatoriale (25 apr. 1775), il Vicerè volle entrare nella vicina chiesa di S. Michele Arcangelo per ricevere la benedizione. «Quivi fecero una vaga, deliziosa mostra li scolarelli di G. B. Romano, pedante, prete, che teneva scuola presso la detta chiesa, quali vestiti da soldati con armi e bandiere, formando uno squadrone di battaglia, fecero corte ed onore al Principe: e la banda degli strumentisti di questa truppa di ragazzetti accrebbe il brio e lo spirito di questa festa»[432]. Immaginiamo la gioia del p. Romano a questa funzione militare, e come dev'essere stato felice quando il Vicerè Marcantonio Colonna gli avrà sorriso e forse lo avrà ammesso a baciargli la mano. Certo i padri degli alunni ne piansero di tenerezza.

Di grado più elevato e più serio fu un'altra scuola del rione della Pietà, tenuta da un altro ecclesiastico e protetta dal Principe di Villabianca. Per molti e molti anni essa chiamò a grande concorso i fanciulli della classe civile, e fu in singolar favore della nobile. Del profitto degli alunni era dato pubblico, solenne saggio annuale, che si protraeva per due giorni interi. Vecchie carte di famiglia ci han conservato i programmi di questi saggi. In un angolo della piazza Vigliena veniva affisso un cartellone a penna corrispondente agli attuali placards a stampa. Quello dell'ottobre 1796 diceva così: [pg!429]

TRATTENIMENTO LETTERARIO