NELLA CASA DEL
SIG.R PRINCIPE DI
VILLAFRANCA.
Il programma invece era stampato e portava il titolo:
Prospetto di quanto si praticherà nell'esercizio letterario solito in ogni anno tenersi al fine degli studj dagli scolari del sacerdote D. Michele Castiglione, che ha la scuola dirimpetto il Convento di S. Agostino, dedicato all'Ill.mo sig. Duca Lucchesi distribuito in due giorni[433].
Queste mostre erano dei veri avvenimenti pubblici. La parte più eletta della città v'interveniva e se ne piaceva, prodigando lodi al Precettore Castiglione, i cui alunni tanto profitto ricavavano. Interprete del comun plauso facevasi poeticamente P. Catinella[434].
Se non che, una brutta occasione venne a togliere alla città questa tra le migliori, se non la migliore scuola privata. Perseguitato dai timori della recente rivoluzione di Francia e dagli effetti delle novità, Re Ferdinando in persona proibiva in Palermo negli istituti privati lo insegnamento delle scienze. Era per [pg!430] lui un partito efficace ad impedire la introduzione di teorie pericolose in iscuole che, fino a certo punto, si sottraevano al controllo governativo ed eran tenute, perchè frequentate dalla classe civile, le più facilmente inchinevoli alle fecondatrici dottrine dei novatori. P. Castiglione disubbidì: ed il Governo ne chiuse la scuola (27 marzo 1799)[435] con sensibile danno della gioventù, che da quella ritraeva solido profitto.
L'argomento del quale ci occupiamo non è molto allettevole: e noi ci permettiamo d'interromperlo con un aneddoto un po' ameno.
Un maestro di scuola in Palermo, gran chiacchierone, ci vien presentato dall'ab. Antonino Galfo, siracusano, amico intimo del Metastasio, nel seguente arguto sonetto:
Un panormita Precettor, che spesso
Il pranzo, per ciarlar, lascia e la cena,
Sfogava nel ginnastico consesso
La sua loquace, inesiccabil vena.
Il segno alfin sonò, per cui concesso
È al misero fanciullo uscir di pena,
Nè si avvedea, che da le ciarle oppresso
Chi grattavasi il capo, e chi la schiena.
Manca intanto col sol, che ormai s'invola
Al dì la luce; ma non pria, che manchi
A quello o la materia, o la parola.
I putti allor di più ascoltarlo stanchi
L'un dopo l'altro uscirono di scuola,
Ed ei fu inteso a ragionar coi banchi.