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L'Ab. Galfo — lo diciamo a proposito del suo sonetto — non si rifiutò di pagare un tributo all'Arcadia del tempo, ed uno di questi pagamenti fu la descrizione della maniera onde «Nice invita Filano a bever seco la cioccolata»[436], occasione eccellente per un'altra descrizione: la preparazione della deliziosa bevanda, che d'inverno e nelle ore nelle quali non era dalla moda consentito il sorbetto, veniva servita presso le migliori famiglie.
Sicchè la musa del tempo avea anche delle benemerenze culinarie.
Un seminario di nobili giovanetti avea prosperato in Monreale per opera di F. Murena. Questo seminario passò a Palermo, presso i padri Scolopi, che però dovettero cederlo al Governo e contentarsi di trasformarlo in istituto di ragazzi civili, ricevendo in compenso un annuo assegno di seicent'onze (Lire 7650).
Sorse così il «Collegio Real Ferdinando», tutto di aristocrazia provata con cent'anni almeno di nobiltà, sia di feudi, sia di nobili ufficî. Il Governo vi volle a sua disposizione venti posti, ma più generosamente del solito concedette sui beni gesuitici cinquemila scudi ogni anno. Se la retta annuale pei civili era di 24 onze, qui pei nobili fu di 40[437]. La istruzione loro impartita non poteva essere più larga e completa. Oggi [pg!432] stesso non si ha per la parte cavalleresca nulla di simile. Dalla grammatica inferiore e superiore si giungeva alle umane Lettere ed alla Rettorica: l'Aritmetica volgare si alternava con i primi rudimenti delle scienze. Per lungo volger d'anni v'insegnò francese un francese autentico, Mr. l'abbé Jacques Richard; disegno, Fr. Sozzi. La scherma, impartita da un San Malato d'allora, il Maestro Trombetta, si variava col maneggio dei cavalli, ed il violino con gli strumenti da fiato e col ballo[438]. Fino a sessanta ragazzi fornivano così la loro educazione: ma quanti uscivano educati a retti principî? I casati onde provenivano, quella convivenza, giovevole ad impregnar di fumi l'ambiente, le periodiche visite di certe famiglie, non sempre concorrevano a preparar bene giovanotti che nella vita privata e nella pubblica doveano portare la impronta della elevata loro origine e della insigne cultura avuta. I buoni esempî non difettavano, nei quali la nobiltà del sangue veniva confermata dalla nobiltà delle opere; ma non iscarse erano le riuscite infelici: e questo libro malauguratamente ne offre esempî dolorosi.
Oggi per opera di benemerite persone nostrane e forestiere prospera in Palermo una caritatevole «Società siciliana umanitaria per la Infanzia abbandonata». Questa istituzione non è nuova. Nell'agosto [pg!433] del 1781 una «Casa d'Educazione per la gente bassa» veniva aperta proprio ai fanciulli poveri, abbandonati dai loro genitori ed agli orfani. Quella benemerita Casa venne in parte costruita, in parte accomodata ad ospizio. Per provvedimento sovrano, sopra i beni dei Gesuiti non meno di ottanta fanciulli vi furono raccolti, vestiti, nudriti, ammaestrati alla lettura, alla scrittura, all'abaco, al disegno. Più tardi questa casa si aprì a quanti potessero pagare vent'onze all'anno. Quando si pensi che il piano di questa istituzione fu concepito e proposto dal Sergio, non si ha ragione di maravigliare dei buoni risultati di esso[439].
Frattanto, antichi istituti beneficavano i fanciulli dispersi, che, distinti in bianchi e in turchini, venivano ospitati ed istruiti nel seminario di S. Rocco e in quello del Buon Pastore. Ma coi dispersi erano anche i figli delle persone civili, che pagavano una annuale retta.
Qualche notizia degli istituti femminili e della istruzione ed educazione che in essi impartivasi è necessaria.
I soliti tre quarti di nobiltà si esigevano per le donzelle del recente R. Educandario Carolino: e nei primi del sec. XIX fu grave scandalo l'ammissione d'una fanciulla alla cui famiglia mancava uno o due di quei quarti. Che importava che potessero pagare cinquant'onze (L. 637) e magari il doppio della retta [pg!434] quando non c'era quel titolo essenziale? Nè importava che le cinquant'onze non si potessero pagare, perchè alle ristrette fortune provvedevano posti di regia erezione.
Completa eravi la istruzione, e tale da non restare molto addietro alla presente. Lì erano «tutte le scuole di leggere, di ben formare il carattere (calligrafia), di aritmetica, di lingua latina, di lingua francese, di geografia, di storia e di musica». Lì «maestre fisse di lavorar calzette (che scandalo ai dì nostri l'insegnar la calzetta ad una ragazza!), di cucire alla francese, di ricamare e in bianco e in oro o argento, ed in colorito a fiori, di travagliar merletto o di filo o di seta o d'oro ed argento, e di tutte insomma le manifatture femminili». Monsieur Bernard era il modello della più fine pronunzia del francese che insegnava; pronunzia tenuta sempre di conto, e perfezionata per la viva voce delle suore salesiane (governatrice, suora Lionetti) e di tre cameriere francesi, addette con un'altra del paese alle venti educande ordinarie. Severi i divieti di oggetti di lusso e di moda, chè irresistibile era per questi la inclinazione delle fanciulle. Ma, al contrario, non adatti alla buona educazione del corpo e dello spirito i lauti pasti giornalieri[440]; i quali preludevano a quelli che ad istruzione finita sarebbero esse andate a trovare nelle loro case.