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Buone le istituzioni dei collegi di Maria, intesi, secondo la Regola del Card. Corradini, «al gratuito insegnamento delle ragazze nei lavori donneschi, nella istruzione letteraria elementare, nell'aritmetica, nonchè nella educazione morale, nella cristiana religione», come diceva il Iº articolo del Collegio della Sapienza (1740), modellato su quello della Carità all'Olivella (1721).

E non si cerchi altro dopo il molto che davano questi eccellenti seminari di educazione femminile. Ovunque si andasse per la città, in qualsivoglia ritiro o reclusorio femminile volesse penetrarsi per osservarvi la istruzione che vi s'impartiva — dove se ne impartiva, — non si sarebbe trovato se non una parte appena di quello onde i Collegi di Maria largheggiavano.

Houel trovò caratteristica la trascuranza, sovente volontaria, della istruzione delle fanciulle anche più elette nei piccoli paesi di provincia, e racconta un aneddoto del quale fu testimonio in Girgenti.

«Io, dice Houel, andavo spesso in casa del Barone.... dove intervenivano molti titolati. Un giorno sorse un dubbio circa la maniera di scrivere una parola italiana: e poichè nessuno si trovava in grado di scioglierlo, ne fu chiesto a due distintissime signorine della compagnia; le quali con aria di gran soddisfazione risposero che non sapevano leggere. E perchè? perchè altrimenti avrebbero potuto comunicare con gli uomini. Un canonico, sopravvenuto, giustificò l'uso, bastando solo che le donne sapessero recitare le [pg!436] loro preghiere col rosario. Tutti mi parvero dell'avviso del canonico»[441].

Certo non si andava tant'oltre da coloro che volevano intendere alla educazione delle figliuole: ma chi scrive queste pagine conobbe prima del 1860 signore egregie, le quali sapevano leggere ma non sapevano scrivere, perchè il leggere soltanto era stato consentito dai loro genitori: e potremmo fare i nomi di tre di esse, le quali furtivamente avevano imparato a scribacchiare sogguardando una loro sorella destinata ad un Collegio di Maria, nelle ore che un maestro di scuola veniva a darle lezioni in casa.

Non sempre la istruzione andava in armonia con la educazione, la quale a cagione dei difetti del tempo difettava anch'essa. T. Natale osservò che tra noi non si conosceva «il vero e retto metodo di educare i nostri figliuoli onde divenissero buoni ed utili membri della Società»: ed attribuì il male alla insufficienza delle persone che educavano e al non proporzionare l'educazione loro alla condizione delle persone in particolare, e in generale a quella del paese[442].

Siamo sempre alle solite recriminazioni ed ai soliti rimpianti!

Quando si guarda ai castighi che allora s'infliggevano a coloro che venivano meno ai doveri di studio e di disciplina, non si ha diritto di dubitare di questa osservazione. [pg!437]

Parecchi assiomi popolari giunti a noi fanno fede delle teorie educative d'una volta. Si diceva che i fanciulli imparano a leggere non per il maestro, ma per via delle sferzate[443]; e ripetevasi per sentita dire il verso del Veneziano: