Aspetta, aspetta: l'ascensione non ebbe luogo. Il vento impetuoso non lo permise. Ma il popolo, stanco del lungo, penoso attendere, del digiuno e della sete nella Villa, nella campagna di S. Francesco di Paola, ne' dintorni del vecchio Cimitero, presso i baluardi, esplose in grida e minacce violente contro il Lunardi, bollandolo per giuntatore volgare, venuto in Palermo ad imbrogliare i cittadini. Il brav'uomo fu a un pelo di essere accoppato: e se sfuggì alla collera del pubblico, [pg!43] dovette andarne debitore al Vicerè ed alla Nobiltà, che lo protessero.
Ma il Lunardi non era un giuntatore: ben tredici volte avea tentato le vie de' cieli in tutta Europa: e teneva molto alla sua reputazione, perchè la smentisse nella Capitale della Sicilia.
Nei primi di luglio un avviso a stampa nelle Quattro Cantoniere e in varî posti del Cassaro e della Strada Nuova diceva che il capitano Lunardi avrebbe fatto la sua ascensione l'ultimo giorno del mese. Stavolta lo spettacolo sarebbe avvenuto a qualunque costo: dovesse andarci di mezzo anche la vita dell'attore.
Il 31 luglio tutta la città fu lì a S. Francesco di Paola: e chi non vi fu di persona, vi tenne sopra gli occhi tutta la giornata, da tutti i luoghi donde lo spettacolo fosse possibile.
Lunardi ascese col suo globo. Vicini e lontani sbalordirono, tremarono all'audacia di lui, il quale parve a chi un dio, a chi un demonio, sovrumano a tutti. Scomparso nello spazio, lo si rivide in capo ad alcune ore in trionfo per la città, lieto in mezzo al popolo tripudiante, acclamante; i nobili lo sovraccaricarono di doni, il Vicerè di danaro, le monache di dolci e di ghiottonerie. Onore supremo a quei tempi, il suo pallone venne disegnato; sparso per la città il suo ritratto, come quello di uno dei più grandi personaggi del tempo.
E come da quattro mesi correvan feroci le invettive in verso e in prosa contro il supposto inganno di lui, [pg!44] così da quel giorno cominciarono gli inni; e nacque subito e corse dappoi e si sente ancora dopo più d'un secolo una entusiastica canzone sulla mirabile impresa e sulle particolarità che la resero celebre. La canzone principiava così:
Nun si leggi 'ntra lunaria
Jiri un omu mai 'ntra l'aria;
Liunardu sulu ha statu
Ca li nuvuli ha tuccatu;
La sò forza a tantu arriva:
Liunardu viva viva!
Viva viva la sua virtù!
Un omu di terra 'nta l'aria fu!
e ripeteva questi due versi intercalari, strofa per istrofa, fino all'ultima:
Stu prudigiu di munnu
Pri 'n eternu 'un tocca funnu;
Liunardu lo sò nnomu;
Resta sempri di grann'omu;
Liunardu sulu ha statu
Ca li nuvuli ha tuccatu;
La sò forza a tantu arriva.
Liunardu viva viva!
Viva viva la sua virtù!
Un omu di terra 'nta l'aria fu!
La figura del Lunardi corse ammirata e ricercata per la città tutta: e venne ritratta nella mobilia e nei quadri.