La fortuna del passatempo si tradusse in una specie di frenesia tanto negli attori quanto negli spettatori. V'era un certo Di Blasi, un certo Natoli, Fazello, Pampillonia, Agarbato, Spadaro, Mineo, Monteleone, Barone[43] e non so quanti altri, che volevano parere agili e gagliardi, ed erano invece o pieni di velleità di ardimento, o slombati e fiacchi.

Anche su di essi si sbizzarrì la Musa: ed un anonimo dettò una lunga lettera in versi martelliani ad un ipotetico amico, nella quale, fingendosi straniero, conoscitore esperto del giuoco fuori Sicilia, metteva in canzonatura i guasta-giuoco di Palermo, de' quali dava brevi ma incisive notizie. Sentiamo un po' quel che egli scriveva:

Per darvi, amico, al solito, nova di quel che miro

In questo di Sicilia piccol'e grato giro,

Vi dico che nel giungere in questa Capitale,

Considerato avendola, non trovo tanto male.

Vi scorgo il buono, il pessimo, il dotto, l'ignorante,

L'onesto, il disonesto, il celibe, l'amante.

A' pregi, a' mali insomma, a dirla come penso,

In essa può abitarvi un uomo di buon senso.

La sera sempre portomi in una compagnia,

Ove ne godo al sommo di lecita allegria.

Nel giorno, essendo libero, vado per divertirmi

Al giuoco del pallone. Dovete qui soffrirmi.

Dal darvi nuove serie, allontanar mi voglio:

Queste ve le riservo scrivere in altro foglio,

E conoscendo appieno qualunque giocatore

Avendo quasi un mese passato in questo l'ore,

[pg!48]

L'aspetto, il nome, il vizio d'ognun vi scrivo in questo:

Sarò nel mio rapporto veridico ed onesto.

Gente la più bisbetica qui si raduna, amico:

Il giuoco, non v'inganno, a me non piace un fico.

Veduti i giocatori dell'altre nazioni

In paragone, questi, mi sembran cordoni[44].

E fa la rassegna minuta, particolareggiata di essi, che sono appunto quelli dianzi ricordati.

Nonostante, il giuoco proseguì con tale assiduità che al giungere di Ferdinando III in Palermo, i più appassionati pensarono di assicurarsi il possesso avvenire del terreno nel quale si divertivano tanto, presentando al Re un Memoriale, che dice assai più di quello che noi possiam dire:

«Li giocatori e dilettanti di pallone di questa città di Palermo espongono che sin da tempi immemorabili il luogo pubblico ove si è sempre fatto esercizio del gioco del pallone è stato tutto il pianterreno, che corrisponde sotto il baluardo nominato dello Spasimo, vicino alla Marina, ed oggi rimpetto all'Orto Botanico. Questo gioco incontra tanto il piacere di questa popolazione quanto in tempo di gioco concorre in quel sito una strabocchevole quantità di cittadini d'ogni classe o per giocare o per essere spettatrice del gioco; a segno tale che li dilettanti fanno continuamente delle spese per mantenere il cennato sito adatto alle giocate: ed anni due addietro, quanto a dire nell'a. 1797 e 1798, vi erogavano la somma di onze settanta circa... Vi abbisognano intanto delle altre spese e per la decenza del luogo, e per renderlo [pg!49] più commodo ai giocatori. Ma siccome questo gioco non porta una pubblica istituzione, e temono i dilettanti che un giorno all'altro dovrebbero avere impedito l'uso del terreno al presente addetto al riferito gioco per impiegarlo ad altro destino, così per potere impiegare con sicurezza il loro denaro, pregano affinchè si degni ordinare, che atteso il tempo immemorabile in cui il pianterreno che corrisponde sotto il baluardo dello Spasimo, che porta la longitudine di tutto il baluardo e la larghezza di canne 10 circa, è stato lasciato per commodo dei giocatori del pallone, resti il luogo suddetto addetto a tale uso, e non possano li giocatori essere molestati per qualunque causa nell'uso del suddetto terreno.

«Si tratta di un gioco di pubblico divertimento e di decoro per altro di questa città, che incontra l'approvazione d'ogni classe di cittadini, e quindi sperano i ricorrenti dalla Clemenza Vostra che loro sarà accordata tal grazia».

Il Re, abituato ad altri divertimenti meno leciti, non capì questo: e, senza punto scomporsi, rimise per mezzo del suo ministro Principe del Cassaro la istanza al Senato perchè ne facesse «l'uso che conviene». Ed il Senato la mandò, come in linguaggio burocratico si dice, agli atti, e concesse invece all'Orto Botanico quello spazio di terreno che fronteggia l'Orto medesimo[45].

[pg!50]

Una cosa non potè impedire, cioè che la contrada nella quale «da tempo immemorabile» si era giocato, si chiamasse, come in quel tempo si chiamava ed oggi si chiama tuttavia, Il Pallone; al quale battesimo non ebbe nessuna parte.