[325]Villabianca, Diario, in Bibl., v. XXVIII, pp. 59-61. Questi trattati furono: De judiciis causarum feudalium (Panormi, 1596), e De Concessione feudi (1578). La medesima sorte aveano incontrato nel 1766 le Aureae Decisiones R. Curiae Regni Siciliae di Fr. Milanese da Catania (Venetiis, 1595).
[326]Diario ined., 5 nov. 1791, pp. 184-85.
[327]D'Angelo, Giornale ined., pp. 197-98.
[328]Giornale ined., p. 456. Questo P. Arceri passò in proverbio, come può vedersi nei nostri Modi, n. 63.
[329]Storia del Reame di Napoli, l. IX, cap. 13. — F. G. La Mantia, Sui libri legali bruciati in Palermo, in Archivio storico siciliano, N. S., a. XII, pp. 458-464. Pal. 1888.
[330]Torremuzza, Giornale Istorico, 13 genn. 1781, p. 200.
[331]Il cav. Eduardo Rivarola di Roccella, Archivario della Nob. Compagnia dei Bianchi, promette una pubblicazione in proposito.
[332]Vedi vol. I, cap. II: Su e giù per Palermo, p. 18.
[333]Brydone, op. cit., lett. XXI.
[334]Diario ined., a. 1788, e disegno dell'una e dell'altra a p. 496. Il medesimo Villabianca, Palermo d'oggigiorno, v. II, p. 226, aggiunge: Questa forca (lo Sperone) «nel 1788 fu in questo luogo spiantata per non più recare in appresso il disgusto di vederli appesi a quei ferri, fatti in pezzi, i cadaveri di quei feroci montanari ch'erano stati giustiziati come assassini di strada.