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E questa è storia!

Spettacoli avventizî si vedevano nelle diverse stagioni dell'anno, e curiosi d'ogni classe vi godevano ora una mostra di dromedarî, di leopardi e di fiere africane ad essi ignote, ora macchinette automatiche e balli di orsi, ora giuochi atletici giammai visti, e stimati impossibili a forza umana, ed ora marionette d'una ingegnosa compagnia lombarda.[101]. Nel maggio del 1788 il patrizio palermitano Agostino Chacon dei duchi di Sorrentino esponeva statue parlanti, che sarebbero una meraviglia anche oggi non che al tempo che sorpresero V. Torremuzza[102]. Mentre Giustino Materangelis lucchese divertiva con fantocci curiosissimi, il napoletano Crispino Zampa eseguiva con altri fantocci di sua opera commedie, tragedie ed altre cose teatrali[103]. V'era la riproduzione d'un bucintoro che chiamava gran numero di visitatori, e v'era un nano tedesco, che la madre presentava sotto il palazzo Cesarò, rimpetto il Salvatore, contro pagamenti diversi secondo che i visitatori fossero nobili, civili e di bassa gente.

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[CAP. V.]

I MUSICI E LA LORO UNIONE. MUSICATE, ORATORII, CANTATE, DIALOGHI.

La passione pel teatro derivava in parte dalla passione per la musica, come in tutta l'Isola così nella Capitale.

Antica era in Palermo la Unione dei Musici (1679), fratellanza alla quale erano ascritti quanti «come strumentarii», o come cantanti, o come maestri, coltivassero l'arte dei suoni.

La chiesetta di essi, dedicata a S.a Cecilia, loro patrona, scompariva al sorgere del teatro di questo nome (1693), destinato alle opere musicali. Da quella Unione si direbbe partito il movimento artistico di questo genere in Sicilia; ad essa mettevano capo le esecuzioni musicali profane e sacre, di camera e di chiesa, pubbliche e private, dalle più modeste alle più solenni. Nel settecento i migliori componenti della Unione venivano dal Conservatorio del Buompastore. [pg!97]

In virtù di una bolla pontificia una metà dei fanciulli di questo Ospizio si consacravano alla musica vocale e strumentale, ed eran facili a distinguersi per una specie di lunga veste e per un mantello di panno turchino, che li copriva; onde il titolo di turchini.