Ve ne sarà in appresso una seconda, composta di nobili e mercadanti, la quale comincierà la sera del lunedì 6 aprile, e terminerà la mattina del mercoledì santo. Si compiaccia però avvisar per tempo con suo biglietto in risposta a quale delle due potrà intervenire, non dubitandosi che per questi pochi giorni lascerà ogni altro affare per occuparsi di quello solo, che tanto importa all'anima sua».
Il tono della chiusura non ammetteva dubbio sull'accettazione. «Fatevi gli esercizj spirituali (diceva con belle parole il Vicerè): e dichiarate se volete farli coi nobili ora, o coi nobili e coi mercanti più tardi.».
Non si ha il numero dei signori invitati con questa circolare; ma si sa che in compagnia di S. E. furono quaranta persone probabilmente dell'alta aristocrazia[135].
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Vicende della vita!... Questa Quinta Casa dovea vent'anni dopo (1786) convertirsi in R. Casa di correzione pei figli discoli e per le mogli scorrette!
Nel 1799, nel medesimo mese di marzo del suo antico Vicerè, Ferdinando III con Carolina e tutta la Corte, assisteva dentro la Cappella Palatina ad esercizî simili a quelli che abbiamo cennati[136]: e furono giorni di grande sacrificio pel Sovrano, che non uscì, non fiatò e, tanto per parere, tenne silenzio da certosino.
Quello che per gli uomini alla Quinta Casa, avveniva per le donne nel Ritiro delle figlie della Carità sotto nome di Filippone. «Nel corso quaresimale si ricevevano per nove giorni dame e donne civili e zitelle e povere per farvi gli esercizi spirituali di S. Ignazio di Lojola in santo ritiro, delle quali le prime pagavano una certa somma per lo trattamento del pranzo, della cena e di quanto altro bisognava».
Così diceva un articolo del Ragguaglio del pio luogo: «e da questo santo Stabilimento non è stato poco il vantaggio che in questa città se ne è riportato,» aggiungeva un erudito[137].
E come non v'era chiesa (e la pratica è sempre in pieno vigore anche oggi, specialmente nelle parrocchie, negli oratorî, nei monasteri, nelle case di educazione, ecc.) nella quale, per età e quasi per classe sociale, gli esercizî di Quaresima non si ripetessero per [pg!131] gli uomini, così non v'era e non v'è chiesa nella quale dove per nobili dame, dove per modeste signore e dove per umili donnicciuole, e per ragazze e madri di famiglia, quattro giorni almeno non venissero a questo consacrati. Le diverse partite di esercizî supponevano ed ammettevano uditori diversi: e nessun altro di sesso, di età, di condizione differente. Cominciavano (ripetiamo, che l'uso è sempre vivo) nelle ultime ore del giorno e finivano di sera. Istruzione e Meditazione impartivasi quando da un solo, quando da due sacerdoti. Quasi sempre amena la istruzione: e se per poco si scorre l'Utile col Dolce del P. Casalicchio, al quale i predicatori ordinariamente attingevano[138], si comprende bene perchè uomini e donne, vecchi e fanciulli, vi si divertissero; ma la meditazione era una vera penitenza; quella sul purgatorio e, peggio ancora, l'altra sull'inferno, un supplizio. Una di queste prediche pel rumore che fece, dovea restar proverbiale, e merita un ricordo.
Era appunto di Quaresima, e nella chiesa di S. Maria delle Grazie, detta della Gància, alla quale è attaccato il relativo convento dei frati Osservanti, si compievano i soliti esercizî per le popolane della Kalsa. Toccava oramai la meditazione sull'inferno: e si era voluto renderla efficacissima rappresentando al vivo le pene dei dannati. Nel meglio, quando cioè il [pg!132] predicatore si accalorava nel descriverle, si sente un orrendo scroscio di catene, e pietosi lamenti di uomini, e raccapriccianti urli di demonî, e fracassi assordanti, e bagliori sinistri di fiammate, che rompeano, rendendola più penosa, la oscurità della chiesa. Immaginiamo il terrore delle donne! Quale più, quale meno, tutte si misero a piangere, a singhiozzare implorando pietà e misericordia, a gridare come ossesse; le più pronte si precipitarono verso la porta fuggendo; molte si svennero, alcune tramortirono. A tanto scompiglio accorsero i vicini, e con essi la Polizia: e sentendo la cosa, non poterono trattenere le più matte risate.