«Io Donna Maria Buglio, Abbadessa del Ven. Monastero di S. Maria dell'Ammiraglio detto della Martorana di questa città di Palermo, dell'ordine del Padre S. Benedetto, faccio fede come avendo con buona licenza di S. E. Rev.ma nostro Arcivescovo fatto capitolo, nel quale sono intervenute tutte le monache c'hanno voto, e proposto, che la Novizia Donna Luisa Valguarnera, doppo aver finito l'anno intiero del suo noviziato, e compiti li anni ventuno di sua età, richiede umilmente di essere ammessa per amor di Dio alla professione solenne delli tre voti monastici di Povertà, Castità, Obedienza, e di perpetua clausura in questo monastero, e di esser accettata nel numero delle monache velate con la solita dote di scudi 1000, è stata accettata con l'intiero consenso della nostra Congregazione, avendo con voti secreti, e non a viva voce, in quantità sopra due terzi come richiede la nostra santa Regola. Di più faccio fede di mia coscienza, e ne chiamo in testimonio Dio benedetto e che mi ha da giudicare, che la suddetta Donna Luisa Novizia, per quel, che io giudico, ed ho potuto vedere, e intendere dalla Madre Maestra, e da tutte le Superiore, e monache, sa leggere bene, ed è degna per virtù di essere gratificata, ed abile per il servizio di Dio in questo Monastero. [pg!151]
«In fede di che ho fatto la presente sottoscritta di mia mano, sigillata col nostro solito sigillo.
«Dato nel nostro Monastero di S. Maria dell'Ammiraglio in Palermo, oggi li 9 del mese di gennaio dell'anno 1797.
Donna Maria Buglio, Abbadessa
Donna Teresa Agraz, Cancelliera.
Dopo otto giorni Mons. Serio, Vicario generale della Diocesi, si recava alla Martorana ad interrogare un'ultima volta, e ad esplorare l'animo di D.a Luisa, e n'avea la conferma letterale delle dichiarazioni precedenti della Madre Abbadessa: e con questo la rinunzia formale dei suoi beni, «acciò più libera e sciolta applicar si possa a servire Sua Divina Maestà».
Siamo al giorno 23 gennaio. Dalla via Alloro, dal Cassaro, dalla Strada Nuova portantine e mute elegantissime vengono a fermarsi nella piazzetta di S.a Caterina. Dame e cavalieri in abiti inappuntabili ne [pg!152] scendono posatamente, e con istudiata gravità infilano la porta della chiesa. Il Principe di Valguarnera li ha tutti invitati per la solenne professione della sua terza figliuola, la quale, compiuto, come abbiam visto, l'anno del noviziato, intende appartarsi per sempre dal mondo.
I musaici del sublime monumento di Giorgio Antiocheno brillano all'agitarsi delle mille fiammelle accese nelle tre absidi e nelle cappelle laterali. Otto o nove altari sono ininterrottamente occupati da celebranti, stati «pregati di accrescere vieppiù la pompa colla presenza di loro messa». A traverso le lucenti grate si profilano le esili figurine delle nobili monache; dalle quali, a rispettosa distanza quelle delle converse, e più in là ancora, o in una stanza a parte, invisibili, le cameriere, pronte ad ogni cenno delle rispettive loro signore.
Tutto è pronto per la cerimonia. Al corno dell'epistola dell'altare maggiore sono le vesti monacali della candidata: lo scapolare largo e lungo, la cocolla manicata e talare, il velo nero, il breviario, che devono essere incensati e benedetti. Esce la messa solenne. I musici dal letterino[155] intuonano il Kyrie. All'offertorio, il celebrante va a sedere sotto un dossello. Di dentro, nella parte interna, sotto altro dossello, col suo baculo d'argento in mano, circondata dalle monache tutte in cocolla, ergesi maestosa la Badessa. [pg!153] Ed ecco, preceduta dalle educande e dalle novizie compagne, inginocchiarsele innanzi in abito di novizia, Maria-Luisa Valguarnera (giacchè è questo il nome di religione che dovrà prendere) e chiederle la grazia di Dio e la sua. Un breve dialogo latino si svolge tra l'una e l'altra; la quale, interrogata, risponde di rinunziare al diavolo ed alle opere di esso, di volere assumere la conversazione dei costumi monacali, abbandonare quella dei genitori, abdicare alla propria volontà.
Gl'invitati si mettono in punta di piedi, allungando il collo per vedere o sentire, e la novizia con voce flebile e tremante legge la sua petizione. Le compagne palpitano; la giovinetta, accostatasi al corno dell'epistola dell'altare dell'oratorio, lo bacia, e presa la penna soscrive col segno della croce invece che col proprio nome la domanda. E mentre il sacerdote prega, la novizia si alza e con le braccia aperte in atto di volare e col viso al cielo ripete per tre volte, inginocchiandosi in ciascuna: Suscipe me, Domine, secundum eloquium tuum, et vivam: et non confundas me ab expectatione mea (Prendimi, o Signore, secondo la tua parola, ed io vivrò: e non volermi fare sperare invano).