... scarpi grossi e chiani,
Cu buttuna e lazzitedda,
Senza fibbii a l'oricchiedda,
Cà s'apprenni a vanità[184].
Al domani della riscossione del vitalizio, tra spese grosse e minute non le resta un quattrino. Il vitalizio
Si nni va pri cumprimenti
A lu patri cunfissuri,
Chi a li gradi tutti l'uri
La stravïa[185] quantu pò.
Ella torna dispettosa alle insidie lusinghiere dei genitori e dei parenti, e prosegue numerando le male arti di tutti per sorprendere la sua buona fede, e la maniera capziosa ond'essa fu costretta a dare il suo assenso, e le finzioni dello zio, che vedendo non potersi arrivare a coprire le spese necessarie per lei, aggiunse qualche cosa del suo, e l'intervento dell'avvocato, del professore (procuratore legale) e del notaio, che la crucifissero come Cristo. Circondata in tal guisa da persone tutte interessate a sacrificarla, la inesperta e debole ragazza rinunziò al mondo e fino al nome di battesimo. Ed ora, ahimè! è una infelice tra infelici. [pg!185]
Cuminciannu ccà di mia,
Quantu monachi cci sunnu
Vurrian'essiri a lu munnu
'Ntra li spassi chi cci sù.
E la vita sua scorre in continui tuppertù, fra sospetti e gelosie, in mezzo a compagne disperate, tra sorveglianze e sorprese, in superbia ed invidia: affettate, schifiltose, malaticce e scontente di tutto e tutto pubblicamente lodando. Le sue consorelle son la curiosità in persona, e mentre non si occupano di nessuno, sanno i fatti di tutti, e ostentano virtù e santimonia[186].
Differenza di ceti, e tra questa, divisione di un medesimo principale ordine religioso, suscitavano e mantenevano gare tra un monastero e l'altro. I monasteri di primissimo ordine guardavano dall'alto al basso quelli che accoglievano monache di famiglie semplicemente civili. Questi, d'altro lato, mettevano in ridicolo il fare pretenzioso di quelli, e perchè non potevano eguagliarli, tenevan le ciglia in cagnesco. La visita dianzi ricordata della Vice-regina Colonna di Stigliano ne è un saggio: quella della Regina Carolina, una conferma.
Le moniali di S.a Caterina e le moniali della Pietà erano domenicane: ma quelle si vantavano, o eran dette figlie di Don Domenico, e queste strillavano a sentirsi dire figlie di Mastro Domenico. San Domenico aveva il Don in un monastero aristocratico, e [pg!186] contava per mastro, che è quanto dire operaio, manuale, in un monastero di media levatura.
Codesti dispetti affilavan le armi della maldicenza: nessuno monastero poteva sottrarvisi, neanche quelli che meno la pretendevano a ricchi, a nobili, ad antichi. E se per poco uno simpatizzava con l'altro, e in una solenne occasione entrambi si scambiavano cortesie, la simpatia costava loro cara pei commenti che vi facevano sopra le altre comunità. Un invito delle monache di S. Chiara a quelle della vicina Martorana nella visita di Maria Carolina (18 aprile 1799) informi.
A cosiffatti dispetti pigliavan parte con largo contributo di burlette e di aneddoti i reclusori ed i ritiri, che raccoglievano umili donne, o fatte collocare dalle famiglie, o reiette dalla società e dalla fortuna. Era anche qui una delle molte, sgradevoli manifestazioni di chi non ha contro chi ha, di chi non è contro chi è. La non favorevole corrente si tramandava col volger dei tempi. Dal giorno della tempestosa soppressione del 1866 ad oggi, per ragioni diverse e non tutte ponderate, varî monasteri, come molti conventi, sono stati o demoliti o destinati a servizî pubblici e non publici; le comunità, ridotte di numero, si son fatte passare in monasteri tuttavia ospitanti la vecchia primitiva e propria comunità, stremata di morte e non più impinguata da nuove giovani esistenze. Un monastero, ad esempio, per ineluttabile fatalità di eventi e per volere della suprema autorità ecclesiastica, accoglie le nobili moniali delle Stimmate e [pg!187] dei Sett'Angeli; ma le tre comunità vivono ciascuna a sè, con la propria regola e con le proprie gerarchie, in posti diversi del medesimo edificio, isolate, senza cercarsi, pure incontrandosi. Dove finisce il recinto d'una parrebbe di dover leggere il famoso: Nec plus ultra delle colonne d'Ercole. La buona educazione le avvicina, le assorella nelle malattie, nei giorni del dolore; ma la tradizione le tiene autonome. Ognuna per sè e Dio per tutte.