I diaristi palermitani si danno molta cura di raccogliere certi fatti di cronaca, che con singolare efficacia illustrano il tempo del quale ci occupiamo.

Sarebbe grossolano errore trarre da quei fatti conseguenze e quindi giudizî generali sulla gente del paese. In tutti i ceti — è superfluo il dirlo — si riscontrano violazioni di Legge: e forse le violazioni dello scorcio del secolo XVIII furono relativamente men numerose di quelle di tempi detti o creduti più civili. Pure non vanno esse trascurate, e concorrono se non altro a far comprendere in che maniera s'intendesse da taluni la posizione nella quale società e istituzioni collocavano e guardavano certi uomini.

Se si analizzano i racconti che abbiamo avuto occasione di leggere, si vedrà che essi derivavano dall'esagerato, anzi dal falso concetto che alcuni giovani aveano della propria origine. Ad ogni passo s'invocavano diritti e distinzioni: e per gli uni e le altre cercavasi appoggio alle granitiche muraglie dei privilegi di casta. [pg!207]

Per quanto c'incresca, noi non possiamo passarci da una breve rassegna nel campo apertoci anche stavolta dalle scritture inedite del settecento: breve rassegna delle molte cose onde è malauguratamente piena la cronaca paesana.

Il lettore si armi di santa pazienza, e guardi con un po' di stoicismo le figure che gli sfileranno innanzi. Cominciamo con una donna.

Girolama Caldarera, Baronessa di Baucina, non conosceva limiti alla sua potenza. Sostenendo nei tribunali certa sua causa, un giorno usciva in male parole all'indirizzo del Giudice della G. C. Criminale. Quali fossero le parole, nessun testimonio ci sa dire: e forse non vi furon testimonî. Il carcere l'attendeva in un monastero, e vi sarebbe stata senz'altro condotta se la Regina Carolina non avesse dato alla luce uno dei soliti principini cosicchè la Calderara se la cavò con un po' di paura e di dispetto.

Il lieto evento era anche fortunato per un giovane Marchese (1787). Teneva costui, come oggi si direbbe, in sofferenza al Monte di Pietà alcuni pegni. I Governatori del pio Istituto aveano avuta molta, fin troppa longanimità rimandando di mese in mese la vendita degli oggetti pegnorati; ma, attendere più oltre non potevano quando a' poveri bisognosi facevano ben diverso trattamento: sicchè ordinavano la vendita degli oggetti nella Loggia. Il Marchese se l'ebbe a male e, recatosi al Monte, copriva d'insulti il governatore Giuseppe Ugo delle Favare. Questi si tenne dignitoso: e lì per lì gli fece infliggere due giorni di prigione: pochini, [pg!208] invero, e non per piacenteria o per timore del Capitan Giustiziere, ma, come abbiam detto, per la improvvisa notizia della nascita d'un principe reale[205].

Se per esigenze di pubblici servizî il Pretore vietava il passaggio delle carrozze nel Cassaro nei giorni delle feste di S.a Rosalia, e le guardie di Marina stavano pel buon ordine, v'era chi si permettesse di contravvenire all'ordinanza. Nella lista dei contravventori è Andrea Reggio, che avanzavasi baldanzosetto con la sua carrozza. Ben glielo impediva un soldato comunale; ma egli bravando la consegna, lo copriva d'ingiurie e minacciavalo persino di vita.

Il Reggio contava 16 anni appena!

Qui è la prepotenza: e di prepotenze era ad ogni piè sospinto una triste fioritura. Reagire a chi si opponesse al libero esercizio delle loro facoltà, le quali non erano se non aperti abusi: ecco la massima di alcuni giovani, indocili a superiori e ad eguali.