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Gli animi fremevano ad ogni passo, ed invocavano giustizia severa di tanti che abusavano della lor posizione disonorando i buoni che degnamente portavano titoli aviti.
«Oh gran virtù dei cavalieri antichi!» viene da esclamare alla stupefacente notizia che un giovinetto di Casa Ventimiglia (Giovanni Luigi), solo perchè dei Marchesi Geraci, rifiutava la nomina viceregia di Senatore. — Rifiutava quel che altri ambiva? — Sì, perchè egli non tenevasi della comunanza dei signori siciliani. I predecessori di lui avevan trattato da pari a pari coi re di Sicilia, usato la formola reale Dei gratia, vantato di poter coniare moneta e d'esser dispensati dagli uffici, relativamente a loro, modesti, di Senatori[222].
E veniva anche da fremere considerandosi che mentre nell'aula del tribunale della G. C. Civile il magistrato sedeva a capo scoperto, egli, questo degenerato che alteramente entrava, osasse rimanere a capo coperto (2 febbr. 1792); e, passando dalla Vicaria, esigesse il saluto militare come quello che il picchetto di guardia rendeva al proprio superiore, Principe di Paceco Niccolò Sanseverino (26 luglio 1792)[223].
Che importa che i rei (le geste dei quali abbiam dovuto [pg!224] per brevità lasciare nel dimenticatoio) venissero relegati quale alla Colombaja di Trapani, quale in Termini, quale in Favignana e in Messina! Questo c'è di fatto: che a capo di pochi mesi, di pochi giorni magari, essi tornavano allegramente come da un premio conseguito. E quando i loro compagni in trascorsi, discolerie, crimini uscivano dal Castello di Palermo, e tra i sorrisi e le strette di mano di certi amici riandavano i particolari delle loro spavalderie ed i passatempi goduti nella così detta prigione, il senno antico degli attempati signori ne soffriva oh quanto! Nella severità del volto, nell'abbassare degli occhi pareva declinassero costoro qualunque solidarietà di ceto con siffatta genìa, se il ceto poteva determinare ad abusi di tanta sfrenata prepotenza; ed allora con D. Giovanni Meli si udivano a mormorare:
Oh seculi, oh custumi!...
Seculi cchiù birbuni
Di chisti nun cci nn'è!
Ma dimenticavano che l'umana tristezza è immensa quanto il mare, e che se in tante e così brutte maniere si manifestava in Sicilia, con più raffinata violenza percorreva fuori di essa la scala della criminalità. [pg!225]
[CAP. XIII.]
INDELICATEZZE, FALLIMENTI, MALVERSAZIONI.
Oggi è un gran dire su pei giornali, un gran mormorare tra i crocchi e le conversazioni, di indelicatezze e di appropriazioni indebite, come con la ipocrisia del nuovo linguaggio si chiamano gl'illeciti guadagni e le grosse ladrerie di certi uomini pubblici; ma un soldo di pane che un povero affamato porti via illecitamente è chiamato sempre furto. In passato però non era diversamente, perchè la pianta-uomo è sempre una, e là dov'essa cresce e si muove, le virtù vanno coi vizi, e gli esempi di onestà intemerata hanno il contrappeso di ributtanti brutture. Dignità ed onori non impedivano che persone anche in conto di integerrime prevaricassero a danno delle amministrazioni alle quali eran preposte e delle quali avrebbero dovuto esser custodi scrupolosi e zelanti.