'Mmenzu li strati pubblici

Lu passaggeri abbucca

Cu facci smunta e pallida

Cu pocu d'erba in bucca[270].

La salute pubblica per conseguenza ne soffrì tanto che le febbri putride furon cagione di grande moria.

Il Monte di Pietà chiude gli sportelli. Le case dei popolani mancano delle suppellettili necessarie. Scarseggiano i letti, perchè, venduti gli stramazzi, la maggior parte dei cavalletti erano stati portati come ferro vecchio a Napoli. Appena le coperte bastano di notte a tutelare i corpi[271].

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Allo spettacolo di tanta desolazione Vicerè, Arcivescovo, signori, benestanti, aprono i loro forzieri. Il Senato acquista quanto più può di grano, e lo distribuisce a grandi forni, che mettono in vendita pane a dodici grani il rotolo: un rotolo quindi ed ott'once, ed anche due rotoli, un tarì la forma volgarmente detta guastidduni[272]. Tutte le case religiose regolari largheggiano di minestra e di pane ai bisognosi, che a quelle dei Cappuccini si presentano a decine di centinaia.

Allora il bisogno di rimandare fuori la città, nei loro paesi di nascita, i poveri, che sempre, in ogni grande calamità, affluiscono alla Capitale, come a luogo di rifugio e di salvezza. Il Principe di Caramanico a sue spese provvede per alcuni giorni del necessario alla vita quanti ve ne sono: e su carriaggi, col sussidio di quattro tarì per uno, li fa accompagnare da soldati di marina fino a Termini. Ma più ne manda e più ne vengono, finchè sopraffatto dal numero li raccoglie in un sito a Mezzomorreale.

Solo con questo mezzo e per pochi mesi la desolata città si libera del lurido vermicaio, e per esso dalle cassariote, cresciute all'infinito per la infinita miseria[273].

Certo il Caramanico non fu solo in tante opere di carità. [pg!258]

La storie del Val di Mazzara, come di tutta la Sicilia, chè la Sicilia tutta fu vittima della epidemia della Capitale, è piena di nobili slanci di abnegazione.

Nella sola Cefalù il vescovo Francesco Vanni fece miracoli di beneficenza. Una iscrizione del 1797, murata da quel Senato, lo addita ai posteri: ed un'altra al Barone Giuseppe Agnello, ricorda la compra da lui fatta di 20.000 scudi di frumento per salvare il paese dalla carestia e dalla fame[274]. Ma in Palermo il Caramanico fu la vera provvidenza.