Qui agli occhi del lettore si delinea un punto interrogativo.
Come si moveva l'amministrazione della Giustizia in mezzo all'ambiente non del tutto sano del tempo?
Ci affrettiamo a cancellare questo punto interrogativo affermando che la integrità della vecchia magistratura siciliana metteva i membri di essa fuori qualunque sospetto e discussione. Se non ci fossero altri esempî, basterebbe quello solo della sentenza di morte profferita dalla G. C. Criminale in persona di Emanuele Caniggia palermitano, paggio amatissimo del Principe di Caramanico, con vero strazio del vicereale padrone decapitato nella Piazza Marina (10 ott. 1789)[299].
Se poi casi contrarî possono trovarsi, sarebbe ingiustizia farne ragione di giudizio generale men che favorevole. Le eccezioni, abbiam detto altrove e ripetiamo qui, non fanno regola; e tra queste eccezioni, per dir tutto, rileviamo una incomprensibile.
Nei conti della già cennata Casa del Duca di Terranova si riscontrano spese per distribuzione di carbone a grandi dignitarî politici e giudiziarî del Regno. Queste distribuzioni son chiamate regalie solite e ve n'è di 200 quintali (chil. 16000) al Vicerè, di 50 al Segretario, di 50 al Consultore, di 20 per uno (il lettore faccia attenzione!) ai Presidenti della R. G. Corte, del Patrimonio e del Concistoro; e di 12 per uno al Maestro Razionale del Patrimonio, all'Avvocato [pg!275] fiscale della R. G. Corte e a quello del Patrimonio.
La diciamo incomprensibile perchè ordinaria, e come tale, alle illustri autorità che la ricevevano non dovea parere lesiva della loro onestà e della loro indipendenza.
Ma si trova anche qualche regalia straordinaria a giudici, proprio nel momento che liti della eccellentissima ducale amministrazione pendevano in tribunali. Ecco in proposito un modesto appunto: «Pagate per prezzo di carbone, regalato straordinariamente a D. Emmanuele Bottari, giudice della R. G. Corte Criminale, e D. Luigi Mattias, primo officiale della Segreteria di S. E. Sig. Vicerè, ed altri ministri di questi Tribunali, per le cause del nostro Ecc.mo Duca, vertenti nei medesimi, onze 24,20 (L. 314,50) prezzo di poco più che cento quintali (kil. 8000) di carbone.
Forse la pentola della giustizia, no: ma certo quella dei giudicanti deve aver bollito abbastanza rigogliosa col carbone di un litigante come il potente Duca di Terranova.
Ma v'è ancora di più, che non è bello, nè buono.
Un altro appunto dice così: «Pagate a D. Giuseppe... giudice della R. G. Corte Criminale, per mani di D. Ingarsia ed alla presenza di D. Giuseppe Prado, agente, e di D. Giov. Batt. Pedino, per decidere l'articolo contro il Sac. D. Vincenzo Insinga, che si agitava nel detto Tribunale di R. G. Corte, onze 32». [pg!276]