Il più notevole, anche per un po' d'interesse che prendeva delle cose della Capitale, fu quello delle Novelle Miscellanee di Sicilia, cominciato il 20 luglio de [pg!317] 1764 e cessato il 28 agosto del 1767. Esso però è fuori del periodo delle nostre ricerche, ed è da metter da parte come Il Nuovo Postiglione degli anni 1771-72, il quale farebbe supporre un Postiglione precedente, da non confondersi con l'epistolario di S. Francesco di Paola.
Per un ventennio infatti non si parlò più di giornali.
Ed ecco la Raccolta di notizie, gazzetta lungamente e vigorosamente vissuta, e forse la sola sopravvissuta ad altre che con essa e prima e poi poterono esistere.
Stampata da D. Pietro Solli, per tredici anni (1793-1805) se non più, apparve ogni Martedì e Venerdì con uniformità e inalterabilità impassibile. Interi anni l'Isola nostra non esistette per essa. A ben altro che alla Sicilia essa guardava. C'era Livorno, centro di corrieri; c'era Napoli, con Ferdinando; Madrid, con Carlo III; Vienna, alla quale pensava sempre la figliuola di Maria Teresa, Carolina; c'era Francoforte, Londra, e quella Parigi che figurava come oggetto di curiosità timorosa e di non celata avversione. Nessuno dell'infima classe sociale sapeva della gazzetta, ma molto la nobile e un poco la civile e molti partecipavano all'odio pei Francesi dell'89 e del 93, le geste dei quali, per vie dirette e indirette, giungevano col marchio della ribellione a Dio e al Re. Attraverso ai cento e più numeri annuali della Raccolta, si potevan seguire le evoluzioni degli stati, le vicende delle corti d'Europa, ma non trovarvi una parola ch'escisse dalla misura, un'aspirazione anche tacita a principî di libertà. Man mano che ci allontaniamo dal 1793, il [pg!318] giacobinismo è per la Raccolta il nome più triste, l'associazione più pericolosa. La umana miseria non tangeva la Raccolta: e se in essa la Sicilia cominciava a figurare per qualche ricordino, ciò era solo quando, fuggiaschi da Napoli (26 dicembre 1798), giungevano i sovrani, quando essi recavansi a S. Francesco, o tenevano cappella reale a Casa Professa (Cattedrale provvisoria) e baciamano al regio Palazzo, o quando assistevano ad una processione, ovvero quando la Regina visitava i monasteri ed il Re andava a fare una partita di caccia o di pesca. Ma la casa nostra non c'entrava mai. Per poco men che tre lustri quel giornale rimase cristallizzato, e lo si vide tale nel morire quale sul nascere, assiso tra due secoli, senza un fremito di gioia allo spuntare del nuovo, senza un rimpianto per lo sparire del vecchio.
Pure ad una osservazione del tutto moderna si presta questo tredicenne arcavolo di centinaia e centinaia di pronipoti, nati nel sec. XIX e vissuti chi la vita di uno o più anni, e chi la vita di un giorno solo: la pubblicità. Se la réclame è un avviso, spesso ciarlatanesco, per chiamar l'attenzione della gente su cose commerciali, per farsi nome o per altro, la Raccolta di notizie ne porta la prima radice in Sicilia. Alla fine di qualche numero, era ogni tanto un annunzio. Ora chiamavano avventori alle loro botteghe i librai; ora i mercanti partecipavano l'arrivo da Marsiglia di una partita di eccellenti bastoni di tabacco di nuova fabbrica ad onza una il bastone del peso di rotoli due e mezzo l'uno, e cristallame, e frumento. [pg!319]
Originale questo avviso del 26 marzo: «Si è perduta una borsa con monete d'argento, cinque once, un gigliato fiorentino, altro simile da tre, e un'ottava di doppia di Spagna. Chi l'avesse trovata, la porti al p. Preposito del Monastero dei Teatini della Catena (attuale R. Archivio di Stato), che gli saranno regalati quaranta tarì.» Avviso ingenuo, perchè della Raccolta pochi sapevano, e chi avea trovata la borsa poteva bene serbarla pei suoi bisogni.
La réclame è in embrione, modesta, misurata, nè spropositata come quella strepitosa fin de siècle di Bisleri, che il suo ferro-china digestivo stomachico, annunzia stomatico, che è quanto dire di bocca.
Ma la vera réclame si ha nel Giornale di Commercio. Principiato il dì 7 aprile, questo periodico continuò di Lunedì in Lunedì fino al 28 luglio 1794, che fu il 17º numero. Costava, come di consueto, 5 grani il numero, un tarì il mese per gli associati. Avea il solito formato in-4º a due colonne, ma la pagina non era più grande dell'ottavo ordinario.
Primo e forse unico modello di giornale locale, diverso da quanti n'erano sorti prima e dalla contemporanea Raccolta di notizie, questo foglio aprì diciassette rubriche, sotto le quali apprestava «le novità confacenti».
Date le difficoltà d'allora, non si poteva compilare diario più rispondente allo scopo pel quale esso era venuto fuori. Vero cimelio giornalistico, esso andrebbe attentamente svolto.