Avete bisogno di persone di servizio? c'è «un giovane [pg!320] che vorrebbe impiegarsi per cameriere e sa far la barba e pettinare da uomo e da donna». La pettinatura era uno degli affari più gravi della vita ed i peli rappresentavano travi. «Mariano Tusa, nella Piazza Bologni, sopra la bottega del parrucchiere collaterale alla chiesa del Carmine (Posta d'oggi), vende due segreti di due semplici erbe per far crescere capelli e per far cadere peli» (n. 1).
«Una persona di abilità e che sa pettinare e far la barba vorrebbe impiegarsi come cameriere in qualche nobile casa» (n. 4).
«Un prete palermitano cerca d'impiegarsi come ajo» (n. 2). E s'impiega.
Avete denaro da spendere? Tenete a mente le offerte di portantine, di carrozze, di mobili, di montres d'oro alla francese.
Un giorno se ne smarrisce una di sommo valore e per ricuperarla vien fuori il seguente avviso: «S'è perduta una mostra d'oro montata alla francese, a quattro quadranti; dei quali quello che denota li giorni del mese, ha li numeri scritti in oro sopra una striscia blò: come lo sono quelli dell'altro quadrante che mostra le ore ed i minuti, e che ha tutti li numeri in cifre. Tiene annessa una catena d'oro di Napoli, nel di cui centro è dipinto un bastimento in un ovale che comparisce da ambedue le parti sotto cristallo, e vi è pure appesa la chiave d'oro. A chi la porterà, anche per via di confessione, all'oriuolajo sotto la casa del Sig. Marchese di Geraci, saranno date once quattro di mancia». [pg!321]
Di siffatte preziosità, che ora farebbero perdere la testa ai commercianti di cose antiche, se ne vendeva spesso. Ora una «scarabattola (scaffarrata) di tartaruga rappresentante la nascita di N. S. Le figurine son di cera ed è fornita di diversi pezzi di argento filato, il di cui peso sormonta la valuta di onze 7». Ora quadri sopra pietra, sopra rame, con cornici di tartaruga e di argento, ed uno «di Matteo Stoma (= Stomer) rappresentante la negazione di S. Pietro a lume di notte, offerto dal pittore D. Giuseppe Velasques». Ora crocifissi di corallo rosso delicatamente scolpiti e smaltati, e scatole di lapislazzoli legate in oro, e diamanti, e pietre preziose, e perle orientali del peso complessivo di oncia una e mezza circa, e due lumiere di cristallo ad otto braccia della Casa Monteleone, e un fornimento guernito di rame per una muta ad otto cavalli. Merce speciosa: «un libro di tavole numeriche relative al giuoco del Lotto», il quale, passato già nel Palazzo della Inquisizione (1786) e poi (1799) all'Università degli studî, dentro il Collegio degli espulsi Gesuiti, era in grande favore[350].
Il Giorn. di Commercio finì per extinctionem caloris, cioè per mancanza di annunzî; talchè negli ultimi numeri le rubriche erano ridotte a sei, sette, e la materia [pg!322] non bastava più a riempire le quattro, od anche le tre pagine. Che cosa era avvenuto? era avvenuto questo: il paese non adusato a giornali, non ne prendeva l'associazione, anche perchè il G. di Commercio era troppo speciale, e non si occupava per nulla del mondo come avrebbe dovuto ogni foglio, e come purtroppo faceva la Raccolta di notizie. Laonde il Direttore trasformavalo in Giornale di Sicilia, e nel medesimo formato e carattere lo continuava con idee più larghe e con vedute più pratiche.
Fino al n. 36, corrispondente al 7 aprile 1795, il Giorn. di Sicilia continuava apprestando volta per volta articoli quasi sempre senza titoli, spesso in forma epistolare, di letteratura, di archeologia, di agricoltura, di argomento siciliano o con applicazioni alla Sicilia, e di chirurgia ed astronomia. Questi articoli erano la maggior parte anonimi e della brevità di una, due colonnette, sovente per mancanza di spazio interrotti da un brusco: sarà continuato. Vi collaboravano i migliori scrittori del tempo: P. Balsamo, G. Piazzi, F. Chiarelli. A questi articoli si accompagnavano e seguivano ora sì ora no brevi appunti su pubblicazioni recenti, avvisi di adunanze dell'Accademia del Buon Gusto, della Accademia di Storia siciliana, notizie di alte o nuove operazioni chirurgiche in Città, della Amministrazione della Giustizia, del Comune ecc. Quando il Vicerè Caramanico guariva della grave malattia onde era stato travagliato, gli faceva una gran festa; quando, l'anno seguente, nel 1795, moriva, un gran corrotto. [pg!323]
Nel n. 26, sotto la data del 27 gennaio 1795, il Giornale, scarseggiando di notizie all'uopo e volendo allargare i confini di esse, faceva alcuni quesiti, pregando di risposta i corrispondenti. Chiedeva da loro, almeno ogni mese, una lettera, nella quale fosse un ragguaglio: «1º Dell'apparenza e quantità dei seminati di quel territorio e delle vicine campagne. — 2º Dei prezzi correnti del grano, dell'orzo, delle fave, del cacio, dell'olio, del vino e di ogni altra mercantevole derrata. — 3º Delle principali e più interessanti circostanze della stagione, avvisando, se dentro il mese il tempo sia stato notabilmente piovoso, o asciutto, freddo, o caldo, nebbioso, nevoso, accompagnato da forti venti, o da violenti tempeste, della cui natura ed effetto» avrebbe gradito «una minuta descrizione, come delle alluvioni e dei traboccamenti di fiumi e torrenti.»
Chiedeva, inoltre, appunti intorno la «Storia naturale, le varie e singolari terre, o crete, o pietre, i varj bitumi, le varie acque minerali ecc., piante rare; quali le maniere di coltivare le terre che con particolare e considerevole profitto in quel territorio si praticassero». In altro ordine di vita, domandava «avviso degli omicidj, dei furti strepitosi, o altri gravi delitti, che accadessero in quello e nei vicini paesi. Altresì di ogni altro avvenimento che credesse il sig. Corrispondente interessare la pubblica curiosità ed utilità: sia che esso riguardi le lettere, l'agricoltura, le arti, il commercio ed i costumi di quella e delle finitime popolazioni.» [pg!324]