E conchiudeva imponendosi ogni riserbo sui nomi dei corrispondenti.
Questa circolare confermava ed allargava il programma del giornale: programma pratico e veramente utile al pubblico. Rilievo poi del quale i giornali moderni dovrebbero per debito di giustizia far ragione a questo che è dei più antichi, è la Cronaca siciliana, entrata nei principali giornali di oggi, solo dopo un secolo dalla comparsa del diario del quale diciamo.
Questo Giornale di Sicilia, a chi potesse oggi esaminarlo, parrà o una gran cosa o un'assai piccola e meschina cosa, secondo che si guardi con la conoscenza dei tempi e del paese o con le idee dei giorni nostri. Gran cosa, giacchè nulla di simile s'era tentato fino allora, che si occupasse della cultura dell'Isola. V'era bensì, come diremo, qualche periodico letterario; ma questo sapeva troppo di erudizione perchè si dedicasse alla letteratura spicciola, e troppo grave perchè potesse andare per le mani di molti; e poi costava tre, quattro volte il Giornale di Sicilia, che si pagava nove tarì (L. 3,82).
La stampa non era quindi solo politica e commerciale. Lettere, arti, discipline ecclesiastiche offrivano argomento di disquisizioni e di ricerche illustrative, non anonime come i giornali politici, ma soscritte dai più lodati uomini del tempo. E qui, dove apparvero le Memorie per servire alla storia letteraria di Sicilia e le Notizie de' Letterati, e fino al 1778 venti volumi di Opuscoli di autori siciliani; ad imitazione [pg!325] o continuazione di questi, dal 1778 al 1797, si arricchì il tesoro degli studî storici con altri nove, oltre che di una Nuova Raccolta di Opuscoli di autori siciliani.
Ad una serie di Notizie de' letterati, con estratti e giudizi delle opere più pregevoli del tempo (1772) si eran prestate le stampe del Rapetti; ma dopo un anno non c'eran più. La medesima sorte incontrò il Giornale Ecclesiastico di Salv. M. Di Blasi, il quale venne componendovi una «Scelta di vari opuscoli appartenenti agli studi sacri», estratti dal giornale dell'abate Dinouart. La materia fu composta in due tomi e lasciò di sè ricordo buono nel clero, ma non efficace tanto da determinare alcuno ad imitarlo e seguirlo. E se vent'anni dopo, nel 1793, il parroco Giuseppe Logoteta da Siracusa volle farlo rivivere, se lo vide morir subito fra le mani, al primo tomo, senza gloria e senza pianto.
La Conversazione Istruttiva, foglio interessante, fu il più piccolo formato dei suoi confratelli vecchi e nuovi, uscito tra il 7 gennaio ed il 7 aprile 1792.
Semplicissima la compilazione: un dialogo tra «Dama, Cavaliere, Medico, Avvocato, Filosofo, Abbate»: sei personaggi per sei tipi del tempo. Quattordici i numeri del periodico, quattordici i dialoghi, occupanti sempre o quasi sempre tutte le otto paginette, all'ultima delle quali era fatta la grazia d'una breve notizia di agricoltura, un appunto, o un consiglio di medicina. Se non che, gli apparenti quattordici dialoghi si riducevano a un solo, interrotto alla fine [pg!326] d'un numero e ripreso in principio d'un altro: dialogo lunghissimo, che solo gl'intervalli di una settimana potevano far digerire.
La dama era il perno della conversazione, nella cui casa questa si svolgeva: una dama che leggeva Fontenelle ed Algarotti, e cercava di coltivare la mente come facevano alcune del suo grado. Il cavaliere era un partigiano accanito del patriziato; il medico, un conoscitore del magnetismo in voga, uno spregiudicato giudice di Mesmer e di Cagliostro, un fanatico nemico dei sistemi che i clinici dotti ed i mediconzoli ignoranti si palleggiavano, un medico di una certa cultura, che di tutto discorreva un poco: di fisio-chimica, di anatomia, di malattie correnti e fin di quelle febbri putride che dominavano in Sicilia mentre egli settimanalmente chiacchierava, e che dominarono ancora dell'altro ed infierirono nell'anno seguente. Il filosofo, un severo censore della vita e dell'educazione contemporanea, mezzo scettico, mezzo platonico, panegirista della morale e della virtù. L'avvocato scodellava le sue cognizioni di giurisprudenza con le medesime lungherie del filosofo e del medico: e l'abate, un sacerdote poco untuoso, anzi un poco fervoroso ecclesiastico. Larghe e particolareggiate le notizie di Cagliostro (nn. 5-6).
Giungevano gli ultimi giorni di Carnevale e la Conversazione lasciava per la storia del Carnevale il famoso massone, che ripigliava in quaresima (n. 8) con una sfuriata contro tutti i cagliostri e le cagliostrate della società. [pg!327]
Gli ultimi due numeri alludevano alla Regina, additata come modello di madre!