—Oh! diss'io a quell'uomo attivo che sudava: Voi logorate le forze per averne una macina da molino di niun conto.
Ed egli, con sorriso di compassione:
—Tiro di martello questa macina, che riducendo in farina le mille sacca di frumento darà più guadagno di tutte le gemme del mondo.
—Ma pure colà giù presso al rio, quel pescatore dell'idrofana, con poca o nulla fatica raccatta tesori.
—Oh! mi rispose lo scalpellino molinaro, vossignoria prende un granchio, perchè quel cercatore quando ha raccolte le pietruzze colla scoria così informi le vende per poche lire, e lascia il guadagno agli speculatori di Torino, di Genova e di oltremare; mentr'io lavoro le mie macine, e tutto l'utile è mio. Oltre di che, preferirei sempre a una pietruzza, che poco produce, una mola da grano, che reca frutto al mugnaio e prepara il pane al paese.
XXXVIII.
—Ed io fo meglio di tutti; lavoro per la salute degli uomini: sclamò un terzo che aveva udito i nostri discorsi lì presso, come un risorto dal sepolcro, tutto coperto di polvere gialliccia, balzando fuori da un antro profondo di argilla, splendente del color dell'oro.
Chi era quello strano montanaro, basso di statura, col capo schiacciato come un cretino?
Un tal Pantalone di que' dintorni, che parla sovente di serpi e d'incantesimi, ed è trastullo de' monelli. Era affaccendato a trarre la magnesia da una cava scoperta, or fa cinque anni, con utilità del comune di Caselette, che ne concedette l'uso per la somma annuale di mille franchi.