Il meraviglioso lavoro dell’arca avrebbe fatto accorrere e plaudire anche i gravi politici, e specialmente alcuni degli antichi romani, se dopo tanti secoli potessero rivivere. Perocchè essi erano usi ad ammirare soltanto le opere della natura e dell’arte, inscii della purissima gioja che a noi soltanto è dato gustare, volgendo i pensieri all’eterna gloria dei Santi.

Vedevansi d’ogni parte sull’arca angeli d’argento, effigiati coll’espressione che aver denno lassù nell’empiro, ove gli alati spiriti con forme infantili da secoli infiniti alzano inni di lode a Dio ed ai Santi, e fruiscono essi pure d’ineffabile beatitudine. L’angelica schiera, in volto umano, circondava giuliva le reliquie del Santo, rappresentando le glorie dell’anima sua sì al vivo, che l’umilissimo Arcivescovo avrebbe arrossito d’un simile trionfo raffigurato dall’ingegno e dalla mano degli uomini. Gli angioli, benchè di terrestre materia, avevano viso celestiale, e sembravano alienassero i pensieri dalle mondane cose, ispirando pei santi più intensa venerazione che avere non sogliono i mortali.

Intorno all’arca gli angioli parevano, con amabile gara, prestare i loro uffici al santo Pastore, che dalla sua Chiesa trasvolò in cielo, deposto il frale, che giace entro l’arca, portante le impronte de’ sofferti travagli e delle volontarie mortificazioni.

Siedono alcuni angioli sul coperchio, e quasi intuonassero le lodi del Santo, imboccano con vezzo infantile le trombe chiamanti il genere umano a quel glorioso spettacolo; altri, di soave fisonomia, pare che cantino accompagnandosi colle cetre. Questi sta in atto di ammirazione, quegli d’esultanza, uno meditabondo, un altro orante, adora il Signore per sì gran prodigio. Molti altri tengono tra le mani le insegne pontificali e i sacri arredi, dei quali un giorno servivasi l’illustre Cardinale, della cui santità sembrano penetrati.

Componesi l’arca di due piani, e fu chiamata romboide, perchè ha questa figura geometrica. Il primo, ossia l’inferiore, dividesi in dodici scompartimenti angolari, più o meno grandi: quest’ordine è lungo quattro cubiti, e nei due lati più piccoli un cubito e mezzo.

Modiglioni, cornici e piccoli gradini formano l’altezza della base, sostenuta da dodici animali d’argento, come è tutta l’arca sì nell’interno che al di fuori. Ad ogni angolo v’ha una cariatide come gli antichi usavano sottoporre alle gronde per ornamento architettonico; le cariatidi sono dodici nel piano inferiore. Gli angioletti sopra descritti cogli arredi pontificali a guisa di trofei, sedono ai plinti.

Questi angoli, o ante, sostengono entrambe le cornici, quello che disotto corre, e l’altro che al disopra s’unisce col coperchio. Tutti portano statue d’argento rappresentanti le virtù, quali solevano effigiare gli antichi; e sono dodici virtù in tutto il circuito. Gli interstizj sono di cristallo, ciascuno formato di tredici pezzi; uno dei quali, più grande, di forma ottangolare e lucentissimo, viene attorniato dai dodici cristalli minori. Per tal guisa, dodici gran pezzi costituiscono l’arca in questo primo ordine, insieme cogli accessori tutti d’argento. I pezzi però che stanno ai due capi dell’arca sono assai più piccoli. Le incassature d’argento de’ medesimi sono dorate, ed in totalità i pezzi di cristallo sono 156.

L’ordine superiore che rinchiude l’arca è simile al descritto, e per la disposizione delle cariatidi e per l’aspetto della cornice. Se non che varia pel rientrare dei lati, ossia curvatura, che termina in rombo, e per la dissomiglianza che nella parte ovale del pezzo avvi una finestretta. Gli angioletti, al basso, sono sedenti, invece nella parte superiore stanno ritti quei che portano i regi stemmi. Imperciocchè, per tributare il debito onore all’augusta Casa Austriaca, sostegno fermissimo della Chiesa, questa volle, per gratitudine, che si mettessero sul coperchio i suoi stemmi in oro, portati da angeli. Due di questi veggonsi ai fianchi in atto d’intuonare un inno, altri, nella parte inferiore, portano gli stemmi del marchese di Leganes, per ricordo ai posteri, che l’arca venne compiuta lui governatore di Milano.

Volevasi far altrettanto coll’eminentissimo Monti, per aver insistito col Leganes affinchè l’arca si compisse; ma egli non consentì, suggerendo che invece si incidesse in una lamina sotto quale arcivescovo ed in qual anno fu ultimata.

Anche nell’ordine superiore sonvi dodici cariatidi fra grandi e piccole, e tutti gli altri ornamenti eguali, eccetto che sono tutti di minor dimensione, vale a dire, le statuine e le cariatidi proporzionate a quest’ordine più basso. Fregiano la cornice quattro vasi d’argento a fogliami. I pezzi di cristallo in quest’ordine sono 67, così trovo scritto nei registri.