[32]. Il Ripamonti con queste gonfie e oscure frasi intende parlare di Enrico IV, il quale aveva in animo di ricuperare il ducato di Milano, quando venne ucciso dall’assassino Ravaillac. Il nostro buon Storico era o troppo affascinato o troppo cortigiano, per trattare sì male il grande Enrico.
[33]. Il frumento salì fino a lire 100 il moggia; la segale 70, e 60 il miglio. (Tadino, pag. 9. — Somaglia, pag. 478.)
[34]. Secondo la falsa opinione allora in voga intorno l’origine della Società.
[35]. Pare un controsenso od un bisticcio, ma in fondo l’Autore dice il vero, perchè in simili calamità, l’uomo, spinto dalla fame, crede sempre di trovare altrove i soccorsi che gli mancano in paese. I contadini avevano, ed hanno ancora, idee esagerate dell’agiatezza cittadinesca; all’opposto, il popolo che vive nelle città, sentendo in confuso che le granaglie, il vino, le carni, gli oli, ec. vengono dalle campagne, crede inesauribile la loro abbondanza, nè sa persuadersi, in tempo di carestia, che si debba ivi morir di farne. Quindi lo spostamento di popolazione cui accenna l’Autore nel suo gonfio stile, è naturale.
[36]. Sulle prime si distribuì una minestra di riso ai poveri, ad imitazione di quanto erasi fatto nella peste del 1576. Allora il governatore d’Hayamonte faceva recare ogni mattina una caldaja di riso ad ogni capo di strada per tutti i poveri del vicinato; ed alla porta del suo palazzo faceva distribuire un soldo per ciascun povero.
[37]. Allude al padre di Francesco Sforza, villano di Cotignola in Romagna. Il Lazzaretto, disegno del celebre architetto Bramante d’Urbino, fu incominciato per ordine di Lodovico il Moro nel 1489; suo fratello il cardinale Ascanio concorse in gran parte alla spesa. Fu ridotto a termine soltanto nel 1507 sotto il re di Francia Luigi XII, allora padrone del Milanese.
[38]. Questa è una contraddizione a quanto l’autore disse dell’aere salubre di Milano nel cap. II. Pur troppo v’erano, e vi sono intorno a Milano praterie, che rendono greve l’aria.
[39]. Tadino dice 288, benchè nella distribuzione ne calcoli 213 solamente, soggiungendo, che a ponente erano inservibili perchè non finite.
[40]. In città furono 3534, e tanti concorsi dal contado e dalle vicine città, che in breve arrivarono a 9715, pasciuti di pane con entro riso. Si scoprì che i fornaj lo adulteravano con materie nocive per guadagnare; l’acqua bevile corrotta, la paglia delle stanze fracida e non cambiata mai, ed il caldo eccessivo di quell’estate, 1629, in cui per tre mesi non piovve, svilupparono le febbri contagiose nel Lazzaretto. Era ivi sì insopportabile il puzzo, che il senatore Arconato, presidente della Sanità, cadde in deliquio quasi mortale, e si dovettero sospendere le visite.
Il Somaglia fa ascendere il numero dei poveri ricoverati nel Lazzaretto ed alla Stella a 14,000.