[41]. La colpa era dei Decurioni, i quali non diedero retta ai conservatori della Sanità, Alessandro Tadino ed il Settala, i quali protestarono con atto pubblico contro quell’imprudente misura, predicendo che la gran moltitudine dei poveri quale causava un necessario reciproco commercio et alito fetente putrido fra loro principalmente atteso la mala dispositione dei corpi haverebbe acceso un contagioso morbo. Il numero dei morti dal 1.º gennajo a tutto settembre 1629 fu di 8570 nella sola Milano.

[42]. Intorno a questo tumulto, oltre il Tadino, ec., ebbi sott’occhio un documento autentico: la relazione dell’accaduto in lingua spagnuola, spedita per ordine del Consiglio al governatore Gonzalvo, sotto Casale: Breve y sumaria relacion del subceso en Milan el savado fiesta de S. Martin, y el domingo a 11 y 12 de noviembre 1628. Concorda pienamente col racconto del Ripamonti e ne prova la verità. Mi fu gentilmente comunicata con altri MS. di molta importanza, di cui mi servirò nel corso di questo libro, a schiarimento, dall’archivista signor Civelli, il quale possiede una preziosa raccolta di atti pubblici e di manoscritti riguardanti le cose patrie.

[43]. Il prestino delle Grucce, detto volgarmente di Scansc, posto anche in oggi sulla corsia che dal Duomo mette a porta Orientale, a mano sinistra sul principio della medesima.

[44]. Io che sono stato presente non ho visto arme che eccedesse il sasso et qualche spada; per il più tutti (erano) battilana et simile scroccheria. Lettera 18 novembre di Agostino Foppa al conte Carlo Borromeo. (Tra i MS. Civelli).

[45]. Alcuni per non aver sacchi persa ogni vergogna et molestia si ridussero a spogliarsi delli vestiti et questi riempire; et alcune donne ad alzare le vesti quantunque una sola ne havessero et in quella riporla. (Tadino, pag. 7.)

[46]. Il Tadino, narrando questa sommossa, parla della resistenza del fornajo e de’ suoi garzoni, che vieppiù irritò il popolo. — Li Padroni et Ministri del quale vedendo non esservi a loro rimedio, ricorsero anch’essi alla violenza, et saliti nelli luoghi superiori col gettare anch’essi contra detta Plebe sassi, et pietre irritorno quella in tal maniera (principalmente per essere morti duoi figliuoli con le percosse de’ sassi et pietre) che fatta maggiore violenza, entrorno rompendo le porte, ec.

[47]. Il vicario di provvisione di quest’anno 1628, del quale Ripamonti e Manzoni taciono il nome, era Lodovico Melzi, eletto dei LX Decurioni fino dal 1618, e che nel 1630 venne creato conte, forse per guiderdone del pericolo corso nella sommossa.

Gli succedette Alfonso Visconte, uomo integro e caritatevole. (Vedi il Somaglia.)

[48]. La casa del povero Vicario è stata maltrattata, avendoli costoro non solo fracassato le invetriate sotto la porta et scrostata tutta la muraglia; ma mostrato risolutione di ammazzare e brucciare: E se un tantino tardava il soccorso del castello, era fatto il becco all’ocha. Lettera del Foppa, citata più sopra.

[49]. Furono necessitati gli Spagnuoli con carri attraversare la strada, et con la moschetteria custodirla. (Tadino, pag. 7.)