Il Tadino. In questo tempo non fu medico alcuno, ne persona inteligente che hauesse sentimento diverso di queste untioni pestilenti che non fossero con arte diabolica fabricate. (Pag. 117, e negli altri passi dove favella degli Untori.)
La quale credenza delle unzioni, diffusa, come è detto sopra, nell’aprile, andò crescendo ne’ mesi successivi. Si poneva in opera ogni mezzo per iscoprirne i supposti autori, e le gride succedevansi sempre più minaccevoli.
Cito i passi più importanti delle Gride medesime.
Avendo alcuni temerarj e scellerati avuto ardire di andare ungendo molte porte delle case, diversi catenacci di esse e gran parte dei muri di quasi tutte le case di questa città, con unzioni parte bianche e parte gialle, il che ha causato negli animi di questo popolo di Milano grandissimo terrore e spavento, dubitandosi che tali untuosità siano state fatte per aumentare la peste che va serpendo in tante parti di questo stato, dal che potendone seguire molti mali effetti ed inconvenienti pregiudiciali alla pubblica salute, ai quali dovendo gli signori Presidenti e Conservatori della sanità dello stato di Milano per debito del loro carico provedere, hanno risoluto per beneficio publico e per quiete e consolazione degli abitanti di questa città, oltre tante diligenze sin qui d’ordine loro usate per metter in chiaro i delinquenti, far pubblicare la presente grida.
Con la quale promettono a ciascuna persona di qualsivoglia grado, stato e condizione si sia, che nel termine di giorni 30 prossimi a venire dopo la pubblicazione della presente metterà in chiaro la persona o le persone che hanno commesso, favorito, ajutato o dato il mandato, o recettato, o avuto parte o scienza ancorchè minima in cotal delitto, scudi 200 de’ danari delle condanne di questo Tribunale: e se il notificante sarà uno de’ complici, purchè non sia il principale, se gli promette l’impunità, e parimente guadagnerà il suddetto premio.
Ed a questo effetto si deputano per giudici il signor Capitano di Giustizia, il signor Podestà di questa città ed il signor Auditore di questo tribunale a’ quali o ad uno di essi avranno da ricorrere i propalatori di tal delitto, quali volendo saranno anco tenuti segreti.
Dato in Milano li 19 Maggio 1630.
M. Antonio Monti, Presidente.
Giacomo Antonio Tagliabue, Cancelliere.