Poco dopo il Padre Casati s’ammalò, in causa del manigoldo portinaro ed apparitore del Tribunale Paolo Antonio Gallarate, il quale per li furti che lui, figliuoli et figliuole lavandare faceuano, restorno per divino giuditio tocchi dalla peste: doue non palesandola al fisico Appiano, al quale detto Gallarate seruiua portandogli il libro sopra il quale scriueua le medicine per gli infermi, restò ancor esso contaminato.... et puoco doppo restorno offesi li due padri cappuccini con un bubbone all’inguine, atteso che li medemi padri spesse volte teneuano nelle mani il medemo libro, sì che il portinaro con li figliuoli presto morirono et li Padri con detto Fisico Iddio lodato si risanarono. (Tadino, pag. 94, 98.)
In maggio s’infettò anche il padre Michele Posbonello; ma sì mitamente che non fu quasi mai obbligato a letto. In principio di giugno il Padre Cristoforo di Cremona sacerdote molto avanti eletto a quel servitio tolto li ostacoli, che sin allora gliel’avevano impedito alfine entrò nel desiderato aringo.... Desiderio ch’ebbe poi felicissimo l’effetto corrispondente, a’ 10 di giugno, morendo di peste per il servitio di que’ poveri, nella persona de’ quali serviva il suo diletto Gesù. (Croce, pag. 12.)
[113]. Per stragem illam hominum atque tuguriorum.
[114]. L’esimia condotta del Padre Casati e del suo compagno Pozzobonello ottennero meritamente il più dolce compenso che uomo bramar possa in terra; la riconoscenza di tutta una popolazione. I Cappuccini desiderar non potevano un più lusinghiero attestato di quello che loro diede la sanità colla patente sottoposta. E sembra che per onore dell’Ordine ne diramassero copie in varj conventi. Lo desumo da quella che io ebbi sott’occhio, e che ha in calce quanto segue.
«Collazionata coll’originale da me Frate Ilario da Milano, sacerdote Cappuccino, e socio ordinario, per ingiunzione del Rev.º Padre Lorenzo da Novara, Provinciale e Ministro dei Frati Cappuccini della provincia di Milano. E siccome trovai concordare parola per parola, in fede sottoscrissi, apponendovi il suggello maggiore di essa provincia, per mandato del prefato Rev.º Padre Provinciale. Dato in Milano nel nostro convento della Concezione il XXI Ottobre 1646.
«Frate Ilario da Milano.
«Il Presidente et Conservatori della Sanità dello Stato di Milano».
«Poichè la memoria delli egregij fatti, si deve procurare di accrescere, e mantenere nelle menti degl’huomini, per accenderli a gloriose opere, et innanimarli a mostrare di sè quel valore, et virtu, che puonno farli in ogni secolo immortali, e renderli dopo morti vivi. Con questa ragione, debbiamo dunque essaltare l’opere insigne, et eroici fatti del Padre Felice Casato hora Guardiano del Monastero nuovo de’ Capuccini in Porta Orientale di questa Città, il quale con animo invitto, andò ad incontrare la morte, col sottoporsi a manifesto pericolo della vita, mentre pregato da’ Signori Carl’Antonio Roma, et Geronimo Legnano nobilissimi Cittadini, a nome di questo Tribunale, et de’ Signori di Provisione, a far opera con li superiori di quel Monastero, acciò mandassero qualche Padre della loro Religione ad assistere, et governare il Lazaretto di S. Gregorio fuori di P. O. di questa Città. Egli prontissimamente fece offerta di sè stesso, la quale fu accettata con molto giubilo da detti Signori. Ed ottenuta ch’ebbe detto Padre la dovuta licenza da’ suoi superiori: si rinchiuse col Padre Michele Posbonello suo Compagno (il quale dopo rihavuto dal male contagioso, e continovando nelle solite fatiche di molti mesi nell’istesso Lazaretto: caduto in grave infermità, e portato dal detto Lazaretto al suo Monastero; ivi fra pochi giorni, rese l’anima a Dio) nel Lazaretto sodetto alli 30 di Marzo l’anno 1630 con carico di Regente e Governatore di detto Lazaretto, con ampla autorità concessagli da questo Tribunale sotto il Presidentato del Signor Senatore Marc’Antonio Monte di gloriosissima memoria, di amministrar giustizia, di castigare i delinquenti, disobedienti, et inosservanti degl’ordini di questo Tribunale; di comandare, ordinare, prevedere, e fare tutto quello, che dalla singolare sua prudenza fosse stimato necessario al buon governo d’esso Lazaretto, et al servitio degl’infetti, et sospetti, che in quello si ritrovavano: e che nell’avvenire vi fossero entrati per dover essere curati, o per fare la quarantena. Ha atteso questo Padre al detto carico vintitrè mesi continovi con somma pendenza, vigilanza, e carità, con l’agiuto di dodici Padri della sua Religione, quali sono morti di peste nel medesimo Lazaretto per servitio di esso; havendo hauto sotto al suo governo, et commando, tal’hora più di sedici milla anime, e governato nel detto spatio di tempo da cento milla persone, e più alle quali ha fatto provedere, non solo li alimenti, e medicinali necessarij per il corpo, ma ancora somministrato li santissimi Sacramenti, et altri agiuti spirituali per l’anime loro, havendo quotidianamente celebrato il santo sacrificio della Messa, predicato, frequentemente esortando li poveri appestati alla patienza, penitenza, et rassegnatione di se medesimi nel voler di sua Divina Maestà. Ma non contento degli infiniti travagli, et dell’inesplicabili fatiche del Lazaretto, ha voluto adoperarsi anco in servitio della Città, e suoi contorni, col provedere de’ Monatti, e Carri per condurre alli fopponi i cadaveri, e per levare gli appestati vivi, col far interrare i morti del Lazaretto, e quelli che di giorno e di notte erano portati dalla Città in tanto numero; havendo anco fatto cavare diversi fopponi vicino al Lazaretto, e provisto agli altri sparsi in diverse parti fuori dalla Città, acciò da quelli non esalasse fetore, et accompagnato molte volte (portando la Croce) li medesimi appestati levati dal detto Lazaretto, a quello di S. Barnaba per dar luogo ad altri più pericolosi; havendo anco eletto tanti Ministri, quali appena assentati, si trovavano caduti nell’infettione, et morti. Et con la sua opera, et industria, in tempo tanto calamitoso, in gran parte ha provisto a tanti migliaja di persone il vitto necessario. E finalmente dopo d’aver patito infiniti disagi, sostenuto diverse infermità et esser stato due volte sì crudelmente dal male contagioso oppresso, che più tosto ad opera Divina, che ad agiuto humano si può attribuire la di lui ricuperata salute: se n’è uscito con buona licenza di questo Tribunale vittorioso dal detto Lazaretto nel quale ha dimorato dal principio del male sino al fine, sotto il comando delli Signori Presidente della Sanità, Monte, Arconati, Visconte; et ultimamente, sotto il Sig. Senatore Sfondrato hora Presidente. Et perche la grandezza dei meriti di detto Padre, et il voto di povertà della Religione, lo rendono incapace di premio terreno: l’habbiamo almeno voluto honorare colla presente nostra testificatione d’indubitata verità di tutte le predette cose, et anco maggiori, la quale servirà a perpetua memoria, et essaltatione sua, a gloria di Dio, et ad esempio de’ buoni Cittadini, et benemeriti della Patria loro.
«Dato in Milano li 20 Magio 1632.
«D. Giovanni Sfondrato, Presidente.