«Giacomo Antonio Tagliabue, Cancelliere

[115]. La chiesa ed il convento delle Grazie furono edificati nel luogo ov’esistevano i quartieri delle soldatesche di Francesco I Sforza. Il conte Gaspare Vimercati, generale delle medesime, donò ai Domenicani il sito e pose nel 1464 la prima pietra del convento. Egli morì prima di aver finita la chiesa e la raccomandò a Lodovico il Moro, che la fece ultimare da periti architetti, gettando a terra la maggior cappella e l’antico coro: fu ultimata nel 1497 dopo la morte di sua moglie Beatrice d’Este. La stupenda cupola delle Grazie è opera del Bramante. Sarebbe superfluo ricordare che nel monastero esisteva il famoso cenacolo di Leonardo, di cui oggi non rimane, per ingiuria del tempo, quasi più traccia.

[116]. Il Consiglio Generale dei 60 Decurioni, dopo avere con solennissima pompa visitata la cappella della Madonna del Rosario in questa chiesa, il 27 maggio 1631, decretò, in rendimento di grazie, una lampada d’argento del valore di 500 a 600 scudi con tanto reddito annuale che bastasse a comperare l’olio per tenerla continuamente accesa. Nel 1796 la lampada fu rubata mediante un foro praticato nel muro della cappella; nel 1816 la fabbriceria delle Grazie fece istanza alla città, e fu messa in corso l’antica prestazione di quattro zecchini all’anno per la spesa dell’olio.

Di ciò esiste memoria sopra l’ingresso, munito di cancelli di ferro, che mette all’antica cappella della Madonna. Trovasi nella mezzaluna un dipinto a fresco, del quale non indicano l’autore nè il Torri, nè Lattuada, nè lo stesso elenco delle pitture esistente in detta chiesa, ma che io crederei di scuola del Cerano. Rappresenta la Vergine che apparisce in mezzo a due angeli, uno dei quali sostiene la lampada dell’olio miracoloso entro cui un Domenicano intinge una penna per toccare gli appestati che in diversi gruppi sono disposti nel fondo. Sotto leggesi la seguente iscrizione, che traduco al solito dal latino:

A
D. O. M.
LA CITTÀ DI MILANO
INFURIANTE IN ESSA CRUDELMENTE LA PESTE
NEGLI ANNI MDCXXX E MDCXXXI
SPERIMENTATO L’OLIO SALUTIFERO
DELLA LAMPADA DI MARIA DELLE GRAZIE
ALLA MEDESIMA
CON LAMPADA ARGENTEA
PERCHÈ ARDA IN PERPETUO
DINANZI LA SACRA EFFIGIE SUA
IL VOTO DELLA RICONOSCENZA
ESULTANTE SCIOLSE
L’ANNO DI RICONCILIAZIONE
MDCXXXII.

[117]. Dove morivano 1700 persone al giorno, cessò in modo la strage, che non rimanevano estinte che tre o quattro al giorno. (Somaglia.)

[118]. La quarantena generale fu proposta nel luglio: ma non attivata dietro parere della Sanità, perchè, dice il Tadino, mai fu osservato in niuno tempo di peste nel maggior fervore dell’estate venire a quarantena.... molto più che le persone stesse sarebbero crepate nelle loro proprie stanze, nelle quali ogni giorno se ne trovavano morti e infetti.

Verso poi il fine di settembre et principio d’ottobre fu dato principio alla quarentena generale.... si cominciò a prohibire a tutti gli infetti et sospetti che non caminassero più per la città, sapere nome cognome de commissarj, apparitori, et Monatti, perchè molti non rolati andavano con grande temerità facendo l’offitio che più le gradiua, mentre potessero rubare.

In novembre s’incominciò veramente la quarantena di giorni 22, affidando la sovr’intendenza di ciascuna porta della città a gentiluomini con ampii poteri. Il municipio somministrava ogni mattina pane e riso ai poveri quarantenanti.

Nel dicembre la peste scoppiò nel castello, ma essendo luogo chiuso, spurgate le stanze, e mandati in campagna gli infetti, presto fu libero. In Milano però al tempo stesso Iddio lodato si vedeuano cessati li carriaggi del tutto, et si cominciava a rasserenarsi, et aprirse le botteghe dei mercanti.