L’anno 1631 si godè puoco meno che intera salute, seguitando le purghe particolari delle case sospette et infette le quali si trouauano chiuse; et sebbene occorrevano alcuni casi di peste benchè rari, con tutto ciò Iddio lodato non passauano più oltre. Si continuavano ancora le guardie alle porte della città, poichè vi restauano ancora molte terre del Ducato contaminate. Infine dopo molti ordini e provvedimenti sanitarj ai duoi di Febraro 1632, a suono di Trombe, fu fatta la liberatione della città et ducato di Milano. (Tadino, pag. 135 e seg.)

[119]. Fu d’uopo dare esempj di rigore. Non restauano li furbi fare delle ladrarie et furti, dove fu preso un Monatto et convinto fu impiccato. Duoi infetti che non volevano ubbidire, andando per la città furono presi, et gli fu troncata la testa. (Tadino, pag. 136.)

[120]. Ciò indurrebbe a credere che il Senato temeva una sollevazione, ove non avesse prontamente appagato il pubblico col supplizio dei supposti Untori.

[121]. Forma, come dissi nella mia Introduzione, la Decade V della Storia di Milano del Ripamonti.

[122]. Occultum virginale illud.

[123]. Somaglia, lodando le elargizioni di Federico, riferisce che soltanto nella sua parrocchia di San Vittore Quaranta Martiri, faceva distribuire un quartaro di riso la settimana per ogni povero.

[124]. Si provvide di sei sacerdoti d’approvata vita e forti della persona, i quali in tre parti ripartiti, avessero a due a due a scorrere ogni giorno la tripartita ampiezza della città, ec. (Rivola, Vita di Federico, pag. 564.)

[125]. Le splendide elargizioni dell’Arcivescovo nostro trovansi per minuto notate dal Rivola, dal Somaglia e da altri contemporanei. È celebre un suo detto, che appalesa quale carità veramente cristiana lo infiammasse. Era intenzionato Federico di offerire alla Madonna dell’Albero in Duomo un pallio tutto d’oro massiccio, tempestato di gemme. Sopraggiunta la carestia e la peste, impiegò invece quel denaro a soccorrere i poverelli, e rallegrandosene: Lodata sia, esclamò, la Reina del cielo, che dandomi occasione di porger a’ poveri nelle loro estreme necessità soccorso ed ajuto, m’ha fatto fare il pallio a suo modo!

[126]. Il 30 novembre, trovandosi nella chiesa di San Dalmazio per la rielezione degli uffiziali della dottrina cristiana, disse: Se ’l Signore Iddio per nostro gastigo hauesse determinato di mandar sopra di noi questo gran flagello, non dubitate, fate animo, che ne da me, ne da miei preti sarete giammai abbandonati. (Rivola, pag. 574.)

[127]. Esiste una vaga e assurda tradizione che Federico, durante il contagio, si allontanasse da Milano, e che fu questo uno dei motivi che vennero addotti contro la sua canonizzazione. Siccome però in nessuna delle tante memorie dell’epoca trovasi indizio di ciò, io la ritengo falsa. Tutt’al più si potrebbe supporre alcuna momentanea gita fuori di città, che fu per avventura esagerata dai malevoli, tacciando di pusillanime e trascurato il zelantissimo Arcivescovo. (Vedasi il Rivola.)