E S. Carlo nel Memoriale: Hanno i Milanesi soccorso e sostenuto in vita alcuna volta vicino a sessanta o settanta mila poveri, abbandonati da ogni altro ajuto. Quante volte dettero e ferno venire alle mani nostre le collane, gli anelli, le tazze d’argento per soccorso de’ poveri, senza pur sapere nè anco noi stessi tal volta da che mano venisse quella carità. (Pag. I, cap. II.)

[193]. I magistrati che vestivano a quell’epoca ciascuno le insegne della loro carica, vi erano affezionatissimi ed i Senatori avrebbero creduto avvilirsi uscendo in abito comune, se non era il grave pericolo di contrarre la peste colle ampie e svolazzanti toghe. Laonde questa circostanza, avvertita dal Ripamonti, dipinge la costernazione dei grandi più che a tutta prima non sembri.

Anche il Besta ricorda questo fatto: Un nuovo modo di vestire fu ritrovato, perchè li togati e Senato istesso vestivano di curta veste ed altri abiti succinti e meno atti a prendere il contagio. Più non si vedeva diversità di vestito pomposo e ornato, del quale già prima lascivamente andava altiera la città, e non altro d’ognintorno si sentiva che voci meste, lagrimevoli, nè altro si vedeva che Monatti con li carri, alcuni d’infermi infetti carichi, altri di corpi morti: e le povere donne in abito meschino seguendoli, far le spietate, dolorose e affannate esequie, chi al marito, chi al padre, chi al fratello e con i loro figliuoletti a mano o nelle braccia e letticciuolo alle spalle, essere condotte poscia alle capanne. (Pag. 58.)

[194]. Mille furono i poveri sacerdoti mantenuti a spese pubbliche durante la quarantena, e dopo per 123 giorni: vi s’impiegarono Lir. 15493. (Centorio, pag. 306.)

[195]. S. Carlo fece erigere molti altari ne’ crocicchi e luoghi cospicui della città per dar comodità a tutti di sentir la messa, stando in casa propria, e vi provvide di sacerdoti che vi celebravano ogni giorno. Così fece di confessori, li quali andavano di porta in porta confessando tutto il popolo; la domenica poi si comunicavano nel medesimo luogo.... Ordinò che ciascuna vicinanza facesse orazione sette volte tra il giorno e la notte a due cori.... cantavano salmi litanie ed altre orazioni accomodati ai bisogni di quel tempo. L’ore erano distribuite ordinatamente, dandosi il segno di ciascuna di esse col suono della campana più grossa del Duomo, ed allora tutte le famiglie andavano alle finestre, e un sacerdote o altra persona deputata, dava principio all’orazione, e tutti gli altri genuflessi rispondevano. (Giussani, lib. IV, c. 7.)

[196]. L’assenza del governatore malcontentò a ragione i Milanesi; del Serbelloni si lodavano, non senza però qualche taccia di parzialità.

Non mi basta che abbiate qui lasciato il mio Gabrio Serbelloni cavagliere onoratissimo e degno dei maggiori favori e onori, il quale fa quanto può per mio servizio, e mi giova assai. Non però può far quel che farete voi per essere egli cittadino, ed alle volte non può ne deve negar piaceri agli amici, parenti e creati.... E tu Gabrio Serbelloni lasciato con autorità dal mio governatore.... sia parco in conceder licenze d’andar fuori e venir dentro le persone; usa gran diligenza.... Hai fatto piantare alquante forche e vanno per le strade soldati e birri giorno e notte.... Provedi, castiga, ed usa la tua autorità che il tempo lo richiede, e farai benefizio al pubblico etc. (Pianto di Milano per la Pestilenza, di Olivero Panizzone Sacco, cittadino alessandrino. — Alessandria, 1578.)

[197]. Pare che i Monatti fossero attivati nel 1576. Una grida del 12 settembre dell’anno suddetto proibisce, sotto pena di tre squassi di corda, specialmente alle donne e fanciulli, quando incontrano e veggano Monatti sì in carretta che altrimenti, di accostarsi a loro. Et altri insolenti gli tirano ancora dei sassi.... Un’altra grida del 12 febbrajo 1577 ordina che non ardisca alcun Monatto, e da verun’ora, ne per veruna causa andare in alcuna parte di questa città e suoi borghi, ne fuori dove sono le case, senza una assai lunga bacchetta in mano, ed uno assai gagliardo campanino, che possa essere ben sentito per ciascuno di essi, e sempre in compagnia del loro commissario. (Centorio, pag. 89-257.)

[198]. Trovasi un minuto rendiconto di tutte le spese di questa peste nel Centorio, pag. 305.

[199]. Intende qui velatamente giustificare Federico pel rifiuto dei dieci mila zecchini offerti dal Lomellini. (Vedi pag. 173.)