Gli uomini semplici, caparbj, che, restii a qualsiasi persuasione, non volevano credere ascondersi ne’ panni, e in molti altri oggetti un principio mortifero a chi lo toccava; ed altri, i quali superando ogni timore per cupidigia di rapinare e per la dolcezza del lucro, afferravano quanto loro capitava alle mani, e poscia avidissimamente il custodivano, porsero di nuovo alimento alla peste. Il Tribunale di Sanità fu in grande travaglio per questi miserabili e per le robe ch’essi tenevano nascoste o sotterrate.

Gli punivano i giudici, ed ogni giorno emanavansi sentenze con multe e pene; ma nè i gastighi, nè il timore del contagio valevano a impedir loro di comperare, rubare e nascondere cose sospette o venderle altrui. Nessun vantaggio ritraevano da quel mercimonio perchè, o venivano côlti e puniti dai satelliti[119] di sanità, o, se pure riusciva ad essi di deluderne la vigilanza, incorrevano in peggior danno per le robe comperate o vendute. Parecchi morirono per gli abiti, o i lenzuoli trafugati, e vi furono taluni che per un meschino guadagno, non solo la propria famiglia, ma villaggi, borghi, interi municipj, ormai liberi dalla peste, in nuovi guai e in nuove stragi precipitarono.

APPENDICI DEL TRADUTTORE AL LIBRO SECONDO

I. DIFESA DI GIOVANNI DE PADILLA

Il Padilla, incarcerato, confutò gli accusatori suoi, i luoghi, l’epoca, provando all’evidenza essere egli a que’ giorni assente da Milano, e non avere conosciuti nè mai veduti costoro.

Ripam., Lib. II, pag. 78.

Il Processo degli Untori, come dissi (pag. 67), non era conosciuto che per metà, vale a dire, la sola Pars offensiva. L’altra, cioè la Difesa del Padilla, e che include altresì le giustificazioni de’ principali accusati, sapevasi esistere, ma a pochi, o forse a nessuno, era riuscito trovarla. Sia che durante il Processo ne fosse stampato un solo esemplare per senatore, come taluni pretenderebbero, sia piuttosto che si perdesse coll’andar del tempo un libro di cui nessuno occupavasi, fatto sta che divenne rarissimo. Verri di certo non lo conobbe, perchè se ne sarebbe moltissimo giovato nelle sue Osservazioni, e d’altronde il Processo manoscritto, postillato di sua mano, esistente tra le carte di lui, contiene la sola prima parte. Tutti gli altri che scrissero dappoi su gli Untori notarono che il Padilla venne assolto, e nulla più.

Ora, essendomi riuscito di avere in mano un esemplare dell’intero Processo, trovai che la Difesa racchiude fatti di somma importanza, e schiarisce molti dubbj, in guisa da spargere viva luce su questo compassionevole e misterioso dramma. Risolsi quindi di aggiungere al Ripamonti codesto nuovo Documento istorico, pubblicandolo non già per intero, perchè altrettanto voluminoso e prolisso come la Parte offensiva, ma bensì offrirne un sunto. Non era però sì agevole il compilarlo, stante che i costituti dal 24 luglio 1631 al 12 agosto 1632, altro non sono che un ammasso di testimonianze in favore del Padilla senz’alcun ordine. A misura che egli e i suoi difensori trovavano prove o testimonj contro alcuno de’ capi d’accusa, li presentavano al Senato, cosichè tutte le giustificazioni trovansi sparpagliate dal principio al fine del Processo.

Io tenterò darvene un saggio, o lettori, con una succinta ed ordinata esposizione, nella quale, a maggior schiarimento, inserii in corsivo varj brani del Processo medesimo, che ha per titolo:

Defensiones D. Joannis Gaytani de Padilla
Equitis Sancti Jacobi a Spata
Ducis Equitis pro S. M.
In Dominio Mediolani.