Infra l’erbe infeconde, e i sassi, e ’l lezzo,
Ov’uom mai non penètra, perocch’indi
Genio propizio all’Insubre Cittade
Ognun rimove, alto gridando: lungi,
O buoni cittadin’, lungi, che il suolo
Miserabile infame non v’infetti.
Al pie’ della colonna una sfacciata
Donna sedea, che della base al destro
Braccio facea puntello: e croci, e rote,
E remi, e fruste, e ceppi erano il seggio