Frattanto il Balestrieri aveva mandata una copia della sua Gerusalemme Liberata, tradotta in dialetto milanese, al barone di Sperges, ministro plenipotenziario per gli affari d’Italia in Vienna. E questi nella risposta si dolse col poeta che avesse citata nel suo libro la Colonna Infame, monumento di disonore pel Senato di Milano. Tale disapprovazione che si sparse fra gli eruditi della città nostra, fe’ risorgere più vivo il desiderio di annullare quella infausta memoria. Balestrieri, trovandosi a un pranzo del conte di Firmian, gli comunicò la lettera, e l’illuminato ministro, di concerto con S. A. l’arciduca Ferdinando, e gli altri membri componenti il governo della Lombardia, appigliossi al seguente partito per riuscire nell’intento colla minor pubblicità possibile.
Giusta un’antica legge, i monumenti d’infamia non si dovevano ristaurare qualora per vetustà minacciassero di cadere. Ora la Colonna Infame era, almeno in apparenza, minacciante ruina; il basamento, sia che non l’avessero sprofondato abbastanza quando fu costruito, sia pel naturale abbassarsi del terreno coll’andare del tempo, trovavasi quasi allo scoperto, ed il ceppo, corroso dall’umidità, sfracellavasi. La Colonna poi non era più ben ferma sul piedestallo, perchè, in occasione di concorso per feste od altro, i ragazzi, come sogliono, si arrampicavano tenendosi abbracciati al tronco di essa.
Traendo adunque partito da ciò, il Governo fece in modo che l’anziano della parrocchia facesse sottoscrivere dagli abitanti le case attigue una petizione, in cui imploravano l’atterramento della Colonna, stante il cattivo stato cui era ridotta. Il Governo mandò la petizione al Senato, il quale ricusò, e, se è vero quanto allora si diceva, per ben tre volte, di farvi ragione, non volendo disapprovare con un atto pubblico la sentenza che un secolo e mezzo prima aveva emanata l’antico Senato. Allora il Governo, fermo nel suo proposito, mise mano all’opera; nell’agosto 1778 gli abitanti della Vedra dei Cittadini sentirono più volte di notte tempo battere con forti colpi la base. La notte del 24 e 25 atterrossi la Colonna, che nel cadere si spezzò; la palla che la sormontava, staccatasi, rotolò giù pel vicolo dei Vetraschi. Finalmente l’ultima notte dell’agosto suddetto fu compiuta la demolizione, e perchè nessuno fosse testimonio, si lavorò sul far del giorno, ora di generale quiete, e per maggior precauzione furono poste guardie agli sbocchi delle vicine contrade, vietando l’avvicinarsi a chiunque a caso di là passasse.
Trovo accennato in una vecchia Guida di Milano, che il giorno vegnente, cioè il 1.º settembre 1778, fu fatta una visita giudiziaria sul luogo; ma di questa non mi riuscì rinvenire l’atto ufficiale.
Distrutta la Colonna Infame, i cui frammenti vennero gettati nella cantina dell’antica casuccia del Mora, rimaneva ancora la lapide coll’iscrizione, ma essendo divenuta quasi illeggibile per vetustà, non fu tolta. Il che, a dir vero, era un controsenso alquanto ridicolo, dacchè l’iscrizione ricordava, al pari della Colonna, il processo degli Untori che tanto bramavasi di far cadere in dimenticanza. Nel 1801 sparirono affatto le rimaste vestigia, avendo quel luogo mutato totalmente d’aspetto.
Un Franzino, mercante di vino, comperò l’utile dominio del piazzale appartenente per livello alla famiglia Loria, indi Manzi, e v’innalzò un fabbricato, aprendovi botteghe. L’anno medesimo fu atterrato l’arco, o loggia abitabile, che riuniva i due lati della contrada. La Vedra de’ Cittadini ed il luogo in tal guisa abbellito, non conservò più traccia dell’antica destinazione d’infamia. La lapide nel 1803 fu data all’avvocato Borghi, che pretendesi la collocasse nel proprio giardino.
Queste minute particolarità, non senza interesse per gli amatori delle cose patrie, raccolsi con lunghe indagini e da una cronichetta manoscritta del famoso chimico Porati, testimonio dell’atterramento, e da molte altre private Memorie.
FRANCESCO CUSANI.
FINE DEL LIBRO SECONDO.