Il Grumello: Si existima morressero delle anime octanta millia et più presto de più che di mancho.
Lo spagnuolo Sepulveda, nella sua storia latina delle imprese di Carlo V: La peste invase con tal violenza Milano che tolse di vita in essa città più di cinquanta mille persone.
E finalmente il Bescapè, nella vita di S. Carlo: Perirono in città più di cinquantamila, oltre gli altri innumerevoli morti nelle ville.
Conchiudiamo col ripetere che la peste del 1576, di gran lunga minore e di questa e della successiva, deve la sua triste rinomanza, tramandata d’età in età fra il nostro popolo, e viva anche in oggi, a null’altro fuorchè alla gratitudine pel santo Arcivescovo, le cui esimie virtù rifulsero luminose in quel disastro.
Francesco Cusani.
I
Porrò fine alla mia triste e funebre istoria, col raffronto tra la descritta pestilenza ed altre che afflissero un tempo grandi città e la stessa Milano. Un simile paragone è convenevole tanto per provare ciocchè dissi sul principio essere stato questo contagio il più grave di tutti, e quello cui per intero s’addiceva il nome di sì orrendo morbo, quanto perchè nella diversità di essi mali si osservi una grande somiglianza ne’ particolari. Da ciò potrassi conoscere che la peste, quando scoppia, si appalesa sempre co’ medesimi sintomi, fa stragi in modo uniforme, e dovunque produce le medesime follie negli uomini. Inoltre è decoroso cogliere l’opportunità di ricordare le glorie di nobilissimi scrittori.
In tempi antichi la pestilenza s’introdusse nella città d’Atene, e vi menò tanta strage, che divenne famoso lo storico che la descrisse. Non verrà forse mai un narratore eloquente al pari di lui, che espulso da’ concittadini, fu da Roma inviato alla Grecia; e nessun altro de’ suoi scritti è sì elegante ed arguto come la descrizione della peste. I quai pregi derivano non tanto dall’ingegno dello scrittore, quanto dall’atroce spettacolo delle cose che turbano e in uno dilettano l’animo dei leggitori. Così un serpente sovra una tavola tanto più piace quanto più è ributtante a vedersi; e gli occhi, avidi sempre di nuovi spettacoli, s’affissano avidamente nel deforme rettile.
La pestilenza che menò sì gran strage in Atene, e lo storico della medesima, sono in oggi celebratissimi dopo tanti secoli ne’ licei e nelle scuole de’ filosofi. E il nome di essa città vive famoso, non meno per memoria di quel disastro, che per avervi fiorite le scienze e le arti.
A Tucidide sta presso per eleganza il padovano Livio, il quale descrisse Siracusa, stretta da due potenti eserciti battaglianti e ridotta all’estrema miseria da lento morbo. Anche i pochi versi con cui Omero nell’Iliade canta i dardi scoccati da Apollo sul campo dei Greci, i mucchi di cadaveri lasciati pasto agli augelli ed ai cani, anche que’ versi inspirano oggidì, in chi li legge, spavento, meraviglia e diletto.