Mentre la gente accorreva in schiere a Milano per celebrare il Giubileo, che, offrendo il mezzo di tergere le colpe, riconciliava con Dio l’uman genere, non deve far meraviglia se alcuni delle terre infette portarono, venendo, la peste[176].

Paruzero, meschino villaggio sulle sponde del lago Maggiore, e Melegnano, popoloso borgo discosto dieci miglia dalla città, chiamare si ponno le porte per cui s’introdusse il contagio nel 1576, come furono nel 1630 Clusio, Bellano, Monza e Saronno, ed altre più o meno nobili terre. In que’ luoghi e in questi si svilupparono i germi del morbo, e dilatossi in ambedue le epoche verso la metropoli, cui recò non lieve danno la prima volta, gravissimo la seconda, lasciando di sè non peritura memoria presso i posteri e le estranee genti.

E siccome il Locato, il Bellano ed altre persone del volgo si resero famose presso le venture età, acquistando un’infame celebrità, essendo usciti dalle loro casipole i primi cadaveri con buboni ed altri sintomi di peste, così le cascine Comino, vicino al borgo degli Ortolani, e nel medesimo borgo, una vecchia ortolana sono per noi di triste ricordanza, poichè i loro nomi leggonsi primi tra quelli che infettarono Milano all’epoca dei nostri padri[177]. Riferiscono gli annali di quel tempo, quali uomini introdussero e seminarono il morbo, come ho riferito. L’origine ed il progresso d’ambedue le pestilenze apparisce uniforme in quanto che vennero da straniere contrade, soltanto la prima in vece d’un soldato la recarono i pellegrini del Giubileo.

Differenza rimarchevole nel principio delle due pesti fu, che gli avi non si mostrarono increduli al morbo, la plebe stoltamente non ne rise, nè s’indugiò a por mano ai rimedj, mentre invece a’ dì nostri accadde il contrario con grave danno, siccome, scrivendo la presente storia, non ho potuto dissimulare. Nel 1576, all’irrompere del contagio, i governanti e coloro tutti che eseguire ne dovevano gli ordini, non lasciandosi vincere dal terrore, s’adoperarono per salvare il paese dall’imminente naufragio.

Non trovo che allora la plebe si scagliasse petulantemente contro i medici, inseguendoli a sassate, o che i nobili e gli impiegati li ingiuriassero a parole. Si comandò con energia, e l’ubbidienza de’ cittadini fu modesta e intera; talchè se non riuscì ad essi con ciò di evitare il morbo, ne resero minore il danno. Invece a’ giorni nostri i loro figli ed eredi, non credendo e sprezzando la peste, ne sperimentarono più rapide e fatali le stragi. Pur nondimeno in questa fatale disparità di regime, di circostanze e opinioni, verificossi una coincidenza mirabile, e sto per dire divina; che tale potrebbero crederla fin quelli che interpretano molti degli umani eventi come effetto del caso. Ora dirò quale dessa fu.

Il Tribunale di Sanità, istituito dalla sapienza dei nostri antenati come una salvaguardia contro le stragi della morte, allorchè regnava tiranna la peste[178], ed al quale i trepidanti monarchi affidarono l’autorità loro durante il pericolo, il Tribunale della Sanità nel 1576 ebbe a presidente il senatore Gerolamo Monti, padre di Princivalle, ed avo di quel Marc’Antonio che fu presidente durante la nostra peste, e morì in carica, siccome raccontai.

Fu opinione non ambigua dell’intera città, che il generoso Monti, sprezzando i pericoli e non curante della vita, si sacrificasse per la patria, propostosi di seguire le vestigia dell’avo, e di lasciare in sè imitabile esempio ai posteri.

Essendo adunque Gerolamo Monti[179] presidente della Sanità l’anno 1576, ai primi romori di peste, d’animo nobilissimo com’era, s’infervorò di zelo e carità, eccitando i tribunali e gli altri magistrati, i quali però trovai che non abbisognarono d’eccitamento e di esortazioni.

I decreti e gli istituti ebbero un’impronta di grandezza e magnificenza pari a quelli fatti all’età nostra, meno che in allora non fuvvi incredulità, e quindi nessuna fatale tardanza. Vennero poste guardie ai ponti, ai traghetti dei fiumi; oltre la custodia delle porte in città, s’innalzarono le mura in que’ luoghi che bassi rendevano facile la scalata, e si ristaurarono dove ruinose, affine di chiudere ogni adito a’ quei di fuori.

Si scrissero soldati nelle singole regioni di Milano, ordinandoli in squadre, perchè a vicenda facessero la notte il giro delle mura. Furono scelti tra i nobili quelli che dovevano girare a cavallo per città, visitare le porte ed aver occhio a tutto; altri che procedessero ogni giorno fino tre e quattro miglia ed anche di più; altri che perlustrassero le campagne più lontane con una squadriglia di birri e soldati, come se andassero contro il nemico. Lo stesso Monti, benchè vecchio, e più forte d’animo che di corpo, si recava in persona ai villaggi sospetti con al fianco altri nobili, i quali lo seguivano per l’influenza che aveva su tutti gli animi e per la riputazione d’integrità e sapere di esso senatore.