Allora giovane ancora faceva quel che oggi si direbbe il giornalista, e redigeva coll’aiuto d’altri, e segnatamente di Cesare, il Commentarium rerum urbanarum; il Moniteur d’allora; perchè Roma fu la prima ad avere una gazzetta; e chi ne crede Venezia introduttrice per la prima volta nel secolo decimosettimo s’inganna.

— Ci vorrebbe qualche cenno profondo e terribile intorno alle imprese di Lucullo.

— Non posso parlare di lui. Egli mette a mia disposizione trecento liberti per moltiplicare le copie del Commentario. Tu vedi. Ciascun liberto me ne dà cinque copie al giorno. Uscendo tutte le settimane nel dì sacro a Mercurio, ne circolano diecimila e cinquecento copie.

— E a una dramma per copia; che, a parlarti liberissimamente, è troppo caro prezzo.

— Col tempo lo ridurremo. Per ora lascia andare. Mi gode raccogliere quarantadue mila dramme al mese, salve le spese che non varcano dramme due mila. Ciò che significa la rendita di quattrocent’ottanta mila dramme ogni anno. Val quanto essere in una delle più ricche provincie dell’Asia proconsole e senza essere ladri come Verre.

— Dunque Lucullo è il più gran condottiero che mai sia esistito?

— Sì, finchè mi presta i suoi trecento liberti. Nessuno saprebbe aiutarmi così. Nè tu pure — quattrocent’ottanta mila dramme mi lusingano la fantasia. (E una dramma valeva 97 centesimi di franco).

A questo punto il famulo Taltibio annunciò:

— Sergio Catilina.

E il bieco e livido Catilina spuntò sulla soglia.