— Senti, Sergio, disse allora Cesare... Io mi propongo di renderti amico e ligio il giovane Tullo, se concedi che in questa istess’ora io gli parli. — Vedi ch’ei sta in profondo abboccamento colla giovanissima Servilia, sorella a Catone; terrestre Ebe che lui infiamma d’amore, come Roma vocifera. Non v’ha macigno che, tocco in sì rovente bragia, a placito nostro tosto non si squagli.

— Hai seco parlato altre volte?

— No.

— Dunque vedo che non lo conosci, se credi ammansarlo. Però, se ci riesci, ti ringrazierò ammirando.

E Cesare, lasciato Catilina, scansando con leggiadria i danzanti côri, s’accostò ai due giovani. Ei non aveva mai parlato nè con l’uno nè con l’altra; inoltre, è quasi ingiunzione di legge, l’aliare disattenti e inconsapevoli e ciechi intorno a due che sieno infervorati in amoroso colloquio. Ma Cesare invece infranse la legge di colpo, e si fermò innanzi ad essi, e li guardò fisso; ma con sì benigna movenza di pupilla, che nè a Servilia nè a Cetego venne in mente di chiamarlo importuno; — e Cesare, inclinatosi tra l’una e l’altra testa:

— Cari colloquj io interrompo, soggiunse, ma contemplandovi invidioso da lungi, sentii la necessità di gratularmi con te, o giovinetto Cetego, che tanto premio ti meritasti; e con te, fanciulla, che Ebe a me sembri: Ebe dalle chiome fragranti di nettare e ambrosia, fidente in costui, il quale mi sembra una promessa di Marte.

Sorrise a Cesare Servilia d’ineffabile sorriso, pur tacendo, l’animo grato le brillò nella pupilla: e Cetego li fissò pure, ma di uno sguardo involontariamente fiero; chè natura gli aveva per tal modo modellato il fortissimo ciglio, che mal poteva atteggiarsi a dolci movenze: e codesta fierezza, che pareva dovesse renderlo inamabile alle donne, era quella appunto che le traeva a sè, dominandole, e sovente anche involontarie.

— Belle parole tu ne dici, o Cesare, esclamò poi... ma se son belle pronunciate da te, ben migliori sarebbero, e a me più profittevoli, se venissero dalla scellerata mia madre, e dall’inflessibile fratello di costei.

— Nè tua madre è scellerata, nè inflessibile è Catone. Però, se lo concedi, vorrei per poco trattenermi teco.

Dopo queste parole, Servilia essendo stata invitata a nove danze, Cetego s’alzò, e: