— Nulla c’è a fare.
— Ben te lo dissi.
— Or devi star sull’avviso, o Sergio. Colui ha propositi di sangue, se tu non rinunci a Drusilla, se non rinunci a metter piede nella casa dei Cetegi.
— Quando così si vuole, quasi urlò Catilina allora, domani ella sarà mia sposa... e stanotte dormirò nella casa dei Cetegi. E lui, lui stesso padrone ultimo dell’antico palagio, getterò dalla torre che guarda Tevere; e lunge lo scaglierò, come Pirro fece d’Astianatte, ed Ercole di Lica. Lo giuro ai numi.
— Lascia i numi lassù, e a te provvedi. Ma le aule si vuotano, chè l’ora del conticinium è presta. Che pensi di fare or tu? Attendere il diluculum, o uscir tosto?
— Uscir tosto, e in modo che Cetego se n’accorga. Spesso lo vidi in colloquio con Clodio, il quale mi guatava bieco. Vo’ vedere se avran l’audacia di seguirmi.
— Attenditi il peggio, o Sergio.
— Ho braccia strenue e daga sotto la toga, com’è mio costume di portar sempre; e una siepe di giovani indebitati che strappai sovente alle ugne dell’usurajo.
— Ed io verrò teco.
— No, piuttosto veglia in disparte, e governa le fila non osservato.