— Guarda questa riga fatta di marmo rosso... Ebbene... se Catilina, entrando, osasse varcar questa riga, tu in quell’istante morirai.

— Ebbene, io morirò. Ma non sta nelle mie forze il respingere colui. Un dì che m’indugiai a rispondere, mi rovesciò là d’un colpo di mano, e ancor ne porto il segno; però comandami, o Cetego, cose a me possibili, e obbedirò; e in ogni modo aggiungi a me altri servi i quali mi aiutino.

— A un sol tuo cenno — guarda là quanta gente è addensata — a un sol tuo cenno dunque, saran qui tutti per aiutarti.

Appena Cetego ebbe finito di parlare, che durando il più profondo silenzio per l’attenzione paurosa e dell’ostiario e degli altri servi, si sentì non molto da lungi un rumor profondo di ruote. Cetego stette in ascolto, e, incrociate le braccia sul petto e piantandosi sul limitare colle gambe a centina, quasi dovesse sostenere una vôlta, stette attendendo, presago, il cocchio materno.

E il cocchio veniva infatti, solenne, cupo, lentissimo; chè, dopo disceso dal palagio di Sempronia che stava in luogo eminente, doveva risalire il declivo per toccar quel dei Cetegi.

Cominciava il primo diluculo colla sua luce fredda e misteriosa. Nel cocchio d’oro sedevano Catilina e Drusilla. Ai lati di esso, giacchè ascendevasi il declivo a passo, procedevano in spesse schiere i giovanetti amici di Catilina; e dietro al carro pur procedevan serrati gli amici e i clienti di Sempronia; e, a qualche distanza, scorgevasi una nube di schiavi a lei devoti; e davvero che pareva une nube, eclissandosi al suo passaggio le argentee chiazzature della morente luna. Quel pittore che amasse inspirarsi a Roma antica, e volesse anche ritrarre uomini e donne eccezionalmente grandi sì nel bene che nel male; e volesse ritrarre Catilina ed Aurelia nel loro cocchio d’oro, non dee far altro che rammentar il carro dove l’incomparabile Sabatelli pose a sedere Jezabele e Acabbo minacciati da Elia, intanto che i bruni cavalli, guidati dall’inconscio auriga, facevano sterzare, allontanandole dall’infesto profeta, le tardissime ruote.

VII. LA MORTE DI CETEGO.

Cesare dunque accorreva dalla vetusta casa dei Catoni: Aurelia e Catilina assisi nell’aureo cocchio, discendevano per il clivo Palatino: Cetego sul limitare dell’avito palazzo li attendeva colle braccia conserte e col labbro inferiore compresso dai denti. La casa dei Cetegi sorgeva tra i rostri della Curia, il fico Ruminale e le statue di Pitagora e di Alcibiade; Silla avrebbe voluto farla distruggere perchè turbava il sistema architettonico del Comizio per le adunanze curiate, e del Foro romano. Non la rispettò che per deferenza al padre di quel giovine tremendo e per la grande antichità dell’edificio a stile etrusco, di cupa e quasi sacerdotale apparenza. La facciata prospettava la parte settentrionale del Foro romano; e Cetego, sebbene fosse assorto in terribili pensieri, pure, attratto dalla maestà degli edificj, guardava il tempio di Saturno a sinistra e quello della Concordia a destra e il portico Capitolino, e più in alto quel del Tabulario, e più in alto ancora le sommità degli edificj del Campidoglio, a cui sovraemineva il gigante frontone del tempio di Giove e la gran macchia bruna del dio fulminante che staccava sul glauco cielo di quella Roma luminosa anche di notte.

Cetego tendeva l’orecchio al rumor cupo e ancor lontano delle ruote del cocchio materno, e aspettava impaziente; e il cocchio discendendo il clivo passò innanzi al sepolcro dei Cinzii, e alla basilica Porcia, e alla corinzia rotonda dei Penati, e venne a Giano superiore e oltrepassò l’arco Fabiano e il simulacro di Venere Claucina. Aurelia tremò quando vide il fico sacro Ruminale che sorgeva non lunge dalla sua casa. Catilina stesso si scosse ed aggrinzò la fronte e di sdrajato che egli era si mise eretto in sulla pelle di pardo. E il carro svoltò e fu in veduta della casa di Cetego, e Cetego mandò un cupo bramito come il leone che vede la preda. Tutti i liberti e gli schiavi e alquanti gladiatori dalle poderose membra ch’egli cresceva nei sotterranei al pugilato come oggi nelle stalle si crescon poledri alle corse, si strinsero intorno a lui. Allora l’auriga, sollecitato da Catilina, sferzò i cavalli spingendoli a tutta corsa, talchè, trattenuti, appena sostarono davanti a Cetego che quasi ne andava travolto. I seguaci del cocchio di Aurelia si misero a gran corsa anch’essi, sparpagliandosi lungo la via, come frammenti di una fitta nube, la quale di nuovo si raddensò intorno al cocchio quando fermossi di tratto innanzi a Cetego. E Catilina sorse e balzò in terra e porse il braccio ad Aurelia che, non osando, si trattenne.

— Tu, Aurelia, discendi invece, gridò allora Cetego — e risalga costui e si rechi alle sue case, chè queste soglie non hanno ad esser contaminate mai più dal vile suo piede.