Quando Cesare si trovò a quel punto della via Sacra che tocca il clivo Palatino, si fermò per lasciar passare un cocchio dove sedeva Sempronia colla testa alta e come stesse ascoltando; e i cavalli erano flagellati a precipitarsi a pancia terra. Intanto che altri ed altri uomini armati correvan giù a rompicollo pel clivo seguitando il cocchio, Cesare continuò la via rapido ancor più, ma senza correre; gli sarebbe sembrato di smarrire dignità, pur in faccia a sè solo.

Intanto che Cesare s’affrettava, Servilia, chiamata anch’essa dagli insoliti urli, e sospettando ogni danno (chè nelle aule di Sempronia già erasi accorta apprestarsi alcunchè di terribile), e temendo per Cetego, non ebbe timore di nessun’altra cosa, neppure del fratello Catone che erasi ritratto in biblioteca; — e disse a tre ancelle che avevano vegliato per aspettarla dalle danze: — Abbiate pietà di me, vogliate seguirmi. — Osiamo. — Sentite questi urli — oh Numi!!... Hanno ammazzato il mio Cetego — fate presto.

Le ancelle amavano quella bellissima tra le fanciulle di Roma, la quale, satura come era di onda erotica, era naturalmente portata alla gentilezza carezzosa, e amava le ancelle quasi fossero sorelle sue. — Ond’elle:

— Noi ti seguiamo, Servilia; ma e il fratel tuo?

— Zitto — usciamo — nessuno parlerà. E vennero alle soglie dove vegliavano due servi. Allorchè questi videro Servilia, fecero per opporsi. Essi tenevano ordini severi, in seguito a quanto era avvenuto con Cetego. — Ma Servilia li saettò con tale sguardo, dove imperava il comando e s’umiliava la preghiera e a coloro parea raggio di Olimpo, chè non fecero più motto; e Servilia uscì accompagnata dalle tre ancelle.

Uscite che furono, Servilia affrettò il passo così che parea volasse; e le ancelle sebben tutte giovani, la seguivano con lena affannata. Spirava il vento crepuscolare e svolazzavano i veli a quelle fanciulle. Servilia era sempre innanzi all’altre, e a lei svolazzava, crepitando, la vesta azzurro-stellata. Parevan le Ore in ritardo che s’affrettassero a raggiungere il sole che stava per sorgere fra pochi istanti.

E giunsero innanzi alla casa di Cetego nel punto che Cesare, soverchiando colla sua voce squillante e già imperatoria il frastuono orrendo:

— Sospendete i brandi, gridava; vi scongiuro per Giove che di là vi guata e par che accenni di fulminarvi. Sospendete i brandi, ho detto; e tu parti, o Catilina, e tu entra nelle tue case, o Cetego.

— Non sarà mai ch’io mi parta di qui senza entrare nella casa d’Aurelia, chè di Aurelia è la casa e non di costui.

— Nè quest’uomo di sangue entrerà mai a contaminare la dimora degli avi miei. Lo giuro.