Catone trasse indietro Servilia.

E Cetego, dopo un istante, si squarciò la tunica e se la strappò di dosso.

A quell’atto inconcepibile, gli astanti strinsero il cerchio.

Ed egli si trasse la daga, e dal petto balzò il sangue a fiotti. Allora ei v’intrise la tunica e ve la inzuppò: — poi si alzò con uno sforzo sovranaturale e, fatti alcuni passi barcollando, si collocò in modo da poterla sbattere di quanta forza aveva sul volto a Catilina, che tutti trattennero dal precipitarsi sul moribondo; e il sangue quasi minuta pioggia spruzzò d’intorno ad aspergere quanti eran là presso; e il volto di Catilina non avea parte che non fosse insanguinata e faceva orrore la luce degli occhi suoi guizzante in quella tinta.

Cetego cadde col capo indietro e là giacque.

Sorgeva il sole.

VIII. MORTE D’AURELIA.

Sempronia, previdente per Drusilla Aurelia, che, sempre in ginocchio e immobile, stava là sul campo funesto, collo sguardo intento ed attonito e senza espressione; la fece portare nel proprio cocchio, e senza che quella volesse o non volesse, seco la trasse e ricoverolla nel proprio palagio.

Catilina salì nel cocchio d’Aurelia e, strappate le redini all’auriga, sferzò egli stesso i cavalli e involossi e, fermatosi in riva del vicino lago di Giuturna presso al tempio di Castore e Polluce, lago sacro, discese, e tutto vi si deterse, quasi a scongiurare gli avversi numi e il fato, e l’orrore che, pure ad onta dell’animo efferato, avealo invaso sentendosi e vedendosi intriso di tanto sangue. Si ritrasse poscia all’avita casa sul Palatino; donde, rimandato il cocchio d’Aurelia, uscì nel proprio qualche tempo dopo e sollecitò i cavalli fino a Nettuno, vico in riva al mare, dove tenea sontuosa villa ed ampio agro e lungo tratto di terra aspro di fittissima pineta. Ai coloni, ai servi, agli schiavi ingiunse con minaccia di morte, nessuno osasse por piede in quella selva; e là ei si ridusse, affrettando passi in assidua irrequietudine, e giacendo sulla nuda terra e mandando urli di disperazione. I coloni e i servi lo udivan esterrefatti, quasi una fiera s’aggirasse colà, e sentivan sovente il nome di Aurelia cupamente echeggiato nella calma della notte.

Sbollita l’ira contro Cetego, dopo la morte di lui; inorridito di avere ucciso il figlio di Aurelia, per la quale egli ardeva di erinnico amore; pensando che dessa lo avrebbe respinto da sè, e in olocausto dell’estinto e per timore dei Romani che certo avrebbero fatto segno di pubbliche contumelie la donna che si fosse sposata all’uccisore del proprio figlio; fu investito dal terrore d’averla perduta per sempre; onde i gemiti, e gli urli, e il rifiutato cibo, e la barba lasciata crescere in disordine selvaggio.