— Osi tu dirlo a me?

— L’ombra di Cetego lo comanda.

— E questo è l’amor tuo?... tu dunque m’ingannavi. Non è amore se non quello che, ardendo indomabile, calca disprezzando tutte le cose umane e divine, se queste gli si oppongono.

— Abbi pietà di me, Catilina; pensa a Roma; pensa alle pubbliche maledizioni, se le nostre mani congiunte avessero a contaminare le are.

Catilina guatò a lungo Aurelia con occhi ardenti che non poterono essere sopportati nè da quelli di lei nè da quelli di Sempronia, la quale era presente, e, a qualche distanza, ritta e immobile e colle ciglia aggrottate, quasi simulacro d’inesorabil diva, guardava e fremeva, e insieme pur temeva e non osava parlare.

Catilina facea sgomento. Tacque assai tempo, tenendo fissi gli occhi a terra, e di tanto in tanto facendo atti che accennavano l’orrenda interna battaglia; poi a un tratto:

— Ebbene, proruppe, sieno dunque placati gli Dei del cielo, e gl’inferni Dei, e i Romani tutti che tanto aborro, e le ombre del tuo sposo primo e del tuo figlio unico, ma tu sii sacrificata a tutti. Sì, tu morirai per mia mano qui, oggi, adesso — ed io mescerò, intermedio questo mio ferro benefico, il solo benefico meco e pietoso, mescerò il tuo sangue col mio, e morirò accanto a te.... e diede in uno scoppio di pianto ineffabile, che sgorgando su quel terribile volto, faceva senso più che se fosse stato sangue; e fu il primo e l’ultimo che versassero gli occhi di Catilina. E pianse Aurelia... e pianse Sempronia... chè Catilina in quel punto era sincero, ed estremo com’era in tutto, l’amore che nutriva per Aurelia era tale che nessun umano concetto arriverebbe a significarlo.

Aurelia, tutta in lagrime, si gettò allora ai piedi di Catilina, e:

— Abbi pace, gli disse. Tu mi hai vinta. Io sarò tua per sempre. Solo concedimi otto giorni di abluzioni lustrali, ond’io possa placare i numi. Io lascio Roma; nell’avita mia villa mi reco lungo il mare — tu la conosci. Là saremo sposi, e tosto darem le vele ai venti; — e Roma ci dimentichi e il mondo. Se tanto, come vedo, tu mi ami, a che grandezza, a che potenza vuoi aspirar tu? A tutte cose l’amore sorvola indomato. Tu lo hai detto.

Di tratto a Catilina tramutossi il volto: un raggio di gioia guizzò negli occhi suoi, e: