La fanciulla sentì e tremò e non rispose. Mai non avrebbe creduto che Cesare potesse pensare a lei a quel modo; e l’orgoglio le s’interpose tra il passato e il futuro.

Cesare ridiscese la scalea, risalì il cocchio.

Servilia circondata dalle Vestali si assise in un seggio dorato, e innanzi a lei, salutandola Antistite della festa, passarono inchinandosi i consoli e l’Edile e le dame romane e le fanciulle.

Lo squillo di più trombe diè allora il segno che il popolo romano dovea sgombrare il circo.

Il sole era caduto, e il popolo, uscendo dagli atrj e dai meniani, suonante come onda di fiume, si recò al monte Pincio, in vetta al quale era l’ara di Vulcano, e colà dovevasi continuare e chiudere la sacra festività fino ad mediam noctem.

Il vincitore del circo doveva comparirvi.

L’Antistite della festa, sempre accompagnata dalle Vestali, doveva recarsi ad assidersi colà in un bosco d’allori, in seggio d’onore.

Calò la notte; sorse la luna. Cesare ascese il Pincio, e recatosi innanzi a Servilia, come voleva il rito, le porse la mano. Ella discese, e accanto a Cesare, passeggiò in mezzo al popolo romano i viali del Pincio. La processione delle Vestali lor teneva dietro a pochi passi.

L’alto onore a cui Servilia fu assunta in quel dì pel volere di Cesare, le parole di lui inaspettate, conflagranti, avevano messo uno strano tumulto nel sangue già ardente della quindicenne fanciulla. Ell’era in quell’età, ed aveva tale tempra da farle amare l’amore prima dell’oggetto che doveva riscaldarlo; e ciò per la voluttuosa e vaga albedine di aspirazioni e di desiderj mille.

Sebbene l’austero Cetego avesse potuto non parere adatto all’indole di lei; pure, essendole comparso innanzi per il primo quando l’adolescenza si svolgeva nella giovinezza, tosto essa gli si era affezionata con ardore. Se a quella fanciulla fosse stato interdetto di veder mai sembianza d’uomo, il sangue tuttavia le avrebbe riscaldata la fantasia così da comunicarle la potenza creatrice, e farle idoleggiare nella vuota solitudine qualche larva ideale. Se Cesare non le fosse comparso innanzi così presto, così inatteso, e non le si fosse dichiarato in quel modo, ben avrebbe perdurato più a lungo nell’amoreggiare, interprete il dolore, coll’ombra dell’estinto Cetego; ma sarebbe pur sempre venuto il dì che quella, eclissata da un corpo vivo, non sarebbe più stata evocata. Chiaro dunque è come nel breve tempo che era trascorso dal crepuscolo alla prima nox intempesta, onnipotente l’avesse già dominata il nuovo amore, sebbene prima avesse potuto detestar Cesare.