— Fulvia regina, non ti adirare.... Bacco più che Giove ed Apollo è sovente consigliero di alti pensamenti e..... (qui fece pausa perchè la lingua si rifiutava al suo istituto), e vo’ dire che Bacco infonde sapienza e coraggio. — Tu non sai, Fulvia, quello che io so, nè verrà mai dì che tu l’abbi a sapere: ovvero sia, no: errai, il dì verrà ed è prossimo che tu saprai tutto, ma oggi, Fulvia regina, sebbene io non abbia segreti per te, pure devi essere circondata dal più nebbioso mistero.

— Hai misteri per me tu? ebbene domani all’ostiario e agli altri servi comanderò d’impedirti la soglia del mio palagio.

Curio a quelle parole, pronunciate con asprezza, si riebbe dall’ebbrioso sopore, e:

— Dimmi, che pensiero faresti tu di me, se io mancassi a un giuramento?

— T’avrei in dispregio, se vi mancassi al cospetto degli altri tutti, ma io, da te, o Curio, debbo essere costituita in singolare privilegio. Chi ha misteri con chi dice d’amare, non ama. —

E pronunciò queste parole con accento blando e carezzevole, ma udendo il quale chiunque non fosse stato Curio sarebbesi accorto del suo suono perfido e mendace e insidioso.

Fulvia sapeva della congiura e provò anzi dispetto che Sempronia non l’avesse mai chiamata alle adunanze preparatorie; sapeva anche delle conventicole clandestine a cui erano invitati pochissimi; ma non avea mai sospettato che Quinto Curio fosse tra quelli; lo credeva uom dappoco e inetto a qualunque impresa; però si mise in sull’ale quando lo sentì a toccare del giuramento.

E Quinto tra i vapori del vino e quelli dell’amore e per la debolezza nativa non seppe trattenersi, e:

— Si sta maturando una grande impresa, ma a prepararla ha a compirsi un fatto pel quale anche tu, Fulvia, sarai vendicata.

— Io?