Cicerone si gettò sulle spalle il manto consolare, uscì, stette ad aspettare il cocchio, vi salì, e recossi alla casa del console Antonio.

— Di troppa indulgenza — pensava strada facendo — si usò con questo Catilina; lo si doveva abbattere fin da quando tuonai contro di lui in Senato.

Lo sfoggio del quousque tandem, onde le cattedre gonfiaron gli orecchi di tanti milioni di studenti, era già successo fin dai tentativi della così detta congiura di febbrajo.

VIII. CICERONE E IL CONSOLE ANTONIO.

Il console Antonio stava già nel cubicolo, ed era addormentato.

Il servo per comando di Cicerone fu, mal suo grado, costretto a svegliarlo.

E il console Antonio, vecchio soldato che per trent’anni aveva fatto le guerre con coraggio e con fierezza, e che vestendo squaglia di coccodrillo era duro e intrattabile anche nelle relazioni domestiche, quando fu svegliato coprì d’ingiuria il servo e quasi volea percuoterlo; se non che il servo fu presto a dirgli:

— Console, è qui Cicerone.

— Cicerone? chiese maravigliato Antonio.

— Egli mi comandò di svegliarti.