Faccia angolosa, sebbene a linee artistiche e grandiose, sopraciglia fitte, occhio nero e saettante, figura alta e maestosa. Ella si piantò innanzi a Cicerone.

— Non ti chiedo perdono, disse poi, o console, per la tarda ora: bensì voglio ringraziamenti da te.

— Siedi, e parla.

— Se io adesso non fossi qui, tu domani a quest’ora saresti già piombato in Acheronte.

— E da chi sai tu?

— Da Quinto Curio, il quale lasciata la casa di Catilina, dove Cajo Cornelio e Lucio Verguntejo si offerirono di portarsi alla tua casa e sotto colore di salutarti, darti la morte, passò come di consueto da Messala ad ubbriacarsi, e venuto poi a vedermi colla testa naturalmente melensa, fatta più immelensita dal vino, mi svelò tutto; onde io venni da te senza por tempo in mezzo; di tal modo provvidi a vendicarmi dell’assidue tue ripulse alle mie preghiere.

— Alle antiche ripulse rimediato sarà. Ora parti. — E chiamato il servo, — Appresta il cocchio, gli disse.

Fulvia si alzò, e:

— Se la repubblica più volte fu custodita con sapienza da te, questa volta crollava di certo se io non ero. Salute a Cicerone, e nella lotta che ancora non è cessata ti ajutino gli Dei immortali.

Così detto, si partì.