—Bene, bene, aspettate che vo e torno.
Dopo quasi una mezz'ora, senti il rumore delle spranghe di ferro che scorrevano, e vide la porta aprirsi.
Fu introdotto, e salì nel gabinetto del Morone.
—Che gran novità ti ha fatto venire da me a quest'ora? domandò il Morone con una voce che pareva alquanto alterata, appena vide spuntare la testa del Corvino.
—Vi reco tal nuova infatti, per la quale domani tutta Milano ne sarà sossopra, e due vecchi disperati. Quella infelice Ginevra Bentivoglio, che all'alba di quest'oggi medesimo fu sposata al Baglione, annoiatasi di lui, in pochissime ore, e prima di numerar tutte le grinze della vecchia sua pelle, senza far tanto rumore, ha trovato il modo di fuggire col Palavicino; e può darsi benissimo che, in questo momento, senta scoccar le otto all'orologio dell'abbazia di Chiaravalle.
—La novella potrebbe esser buona; ma sarebbe stata migliore, se si fosse sparsa ieri piuttosto che oggi, e che la Ginevra fosse fuggita ancor fanciulla, anzichè moglie.
—Non tutto ciò che si vuole si può, illustrissimo. Del resto, la Ginevra, a rigor di termini, è fanciulla tuttora, e se mai volesse votarsi alla Vergine, questa non la rimanderebbe.
—Si ha qualche notizia del Baglione o dell'altro?
—Per ora no; ma si può bene essere indovini. Peccato per altro, che la vecchiaia li abbia lasciati senz'unghie, chè la lotta tra l'orso nero e l'orso bianco che, due anni fa, mise a rumore il serraglio ducale, si sarebbe rinnovata.
—Quand'è così, va benissimo, disse il Morone con una voce sottile, e sorridendo.