—Ci ha poi ad essere un'altra novità.

—Di' presto, e spacciati.

—Ho sentito nelle sale delle feste la voce sonora del conte Galeazzo a sacramentare, credo che fosse, con uno di que' giovani baroni francesi, il quale, trasportato dall'ira, rispondeva in tuono alto esso pure, con una voce in chiave di clarinetto che passava le orecchie. Minacciava insomma uscirne qualche sconquasso; del resto, le mie notizie non vanno più in là.

—Aveva forse il solito suo male, il conte?

—Tutt'altro; anzi era benissimo in sè stesso; lo sentii parlare quattro parole con assai dignità al connestabile di Borbone.

—Se sarà nato qualche sconcio, la sua croce di S. Michele lo salverà. Ora veniamo a noi! Domani tu sarai da me all'alba, che darem corso a quello che tu sai, e ad altro se occorrerà. Intanto mi bisogna star solo, chè ho a scrivere questa lettera al re, e a te non rimane altro che di fare la buona notte.

Il Morone si mise allora a sedere allo scrittoio, e il Corvino, uscito che fu, si recò finalmente a dormire il suo sonno nel solito covile al quinto piano, contentissimo del fatto proprio come lo era forse stato mai prima di allora.

Del rimanente, è ben ragionevole che il Corvino fosse quella notte così pago di sè, che, giovato dalla fortuna, le cose gli eran corse di maniera, che a nessuno trapelò mai per allora da chi fosse stato immaginato e colorito quell'arrischiato disegno, e la scomparsa della Ginevra Bentivoglio avvenne così felicemente, che nessuno se ne accorse, e parve davvero che i destini avesser voluto, in quell'avventura, intervenire espressamente col loro aiuto.

Ed ecco come in proposito si esprime un cronista contemporaneo ai fatti che raccontiamo:

"Alli diciassette del suddetto mese (settembre), in tempo che al tentorio di Porta Romana si facevan gazzarre per l'arrivo delli Franzesi, improvvisamente è scomparsa dalle feste la diuina figliola del Magnifico Bentiuoglio, Signore di Bologna, nè per allora si è mai potuto trovar come; et fu con grandissima maraviglia et scandalo de li Milanesi quando corse la voce, essere la predicta figliola fugita con il Marchese Palavicino, et magis conoscendosi da ognuno quanta fusse la virtù de la figliola et quela del predicto giovine".