—Per sempre, di' tu? ah, Manfredo io l'ho desiderato, è vero, io l'ho sperato; ma pur troppo, ciò che tu di' non può essere. Io tremo di trovarmi qui con te…. Il Baglione è mio marito.

Ella pronunciò questo nome con un accento sì amaro, che il Palavicino ne fu scosso. Vi fu un momento di silenzio, durante il quale non s'udiva che il trotto serrato dei cavalli, e il soffio dell'aria che fendevasi contro la carrozza.

—Io ebbi a pensar male di te, Ginevra, soggiunse poi il Palavicino; tu avresti potuto star forte contro la violenza altrui, ma nell'animo tuo, fu ben più potente assai il timore di tuo padre che l'amore di me. Io non avrei fatto così.

—Ma e tu, rispondeva allora la Ginevra con un impeto nel quale assai chiaramente sentivasi la mestizia profonda, che hai saputo far tu? Perchè mi hai abbandonata, quando più era bisogno che venissi pronto a darmi aiuto?

Il Palavicino taceva e sospirava.

—Perchè non hai tu voluto ascoltare quella soave e cara donna di tua madre che, bagnata delle mie lagrime, mi promise ti avrebbe costretto a rimanere? sai tu poi quel che a me bastò l'animo di fare in quella notte?… Ciò che nessun'altra donna avrebbe mai fatto, l'ho fatto io, Manfredo. Io voleva in ogni modo parlare a tua madre, e non vedendo altro mezzo, uscii tutta sola di palazzo, e tutta sola, essendo la notte alta e disastrosa, attraversai la pubblica via. Dio sa quello che si pensò di me da coloro che mi avranno veduto. Ma le mie e le preghiere di tua madre non valsero… sei uscito al campo egualmente, e, senz'altro aiuto, io non potei sostenere la severità del padre, e fui perduta per sempre…

Qui le lagrime prorompendole a furia, e soffocandola i singhiozzi, più non potè parlare. Il Palavicino malediva tra sè il momento che, senza un frutto al mondo, era uscito di città, e non sapendo che rispondere, taceva, ascoltando quel pianto e que' singhiozzi.

V'era una certa ineffabile attrattiva in quei gemiti della fanciulla, ch'egli sebbene percosso nel più profondo dell'animo, pure, a poco a poco si sentì rapir via insensibilmente dal mestissimo suono, provando una sensazione quasi gradevole.

Cessò il pianto alla fine, ella tornò a ricomporsi, tornarono a parlare fra loro. A un tratto la Ginevra, rispondendo a quanto erale venuto dicendo il Palavicino:

—Questo non sarà mai, proruppe, sarebbe una vergogna, uno scandalo; nessun'anima buona non potrebbe sentir più compassione delle sventure mie. O tu mi prometti adesso che tosto penserai a condurmi in qualche santo ricovero, dove nessuno possa venirci, nè tu stesso, o in questo momento medesimo io mi getto di qui, e così, come mi verrà fatto meglio, mi strascinerò a piedi sino alla casa dei padre mio.