Ma di sè stesso immemore,
Sulla mortal pianura,
Pensò l'afflitto giovane,
Pianse l'altrui sventura,
E il fato che terribile
Sulla sua terra sta;

E allor sull'individuo
Amor, nell'ansio petto,
Sentì improvviso sorgere
Quel generoso affetto
Che tutti i figli abbraccia
D'un'infelice età.

Eppur pel terren lubrico,
Ovunque giri il guardo,
Non v'è fratel cui lagrimi,
Sangue non v'è lombardo,
Tutti da lunge vennero:
Il vinto—il vincitor.

Ma se il concittadino
Sangue non fu versato?
Se fu l'intatto popolo
Alla città serbato?
Non è destin che temperi
In lui l'acre dolor?

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Fosse strage di fratelli,[1]
Fosser lutti immemorabili
Nel suo senno desiò;

Ma il tripudio degl'imbelli,
Che del sole, ancor si nutrono
Sovra l'alma gli pesò;

Ah sui tumuli cruenti
Fiammeggiar vedrìa l'orgoglio
Che domato ancor non fu,

Le speranze… rinascenti
Dalle squallide reliquie
D'una prodiga virtù.

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